La reazione inglese

La storia di un Paese meraviglioso

La reazione inglese

Per rappresaglia gli Inglesi distrussero numerosi villaggi. Convinto che l’occupazione sarebbe stata di breve durata, l’inviato politico ed eminente orientalista, Sir William Macnaghten, aveva stabilito di dimezzare i sussidi di Londra alle tribù che vivevano sulle colline tra India e Afghanistan.

Cogliendo l’occasione, Akbar convinse i Khan afghani ad aizzare queste genti contro gli inglesi. Ne seguì un sollevamento generale: tutti i passi vennero bloccati ed ogni comunicazione con l’India tagliata.

Macnaghten inviò subito un distaccamento per fare pulizia e riaprire i passi. L’insuccesso fu totale: molti non tornarono indietro.

Il 2 Novembre 1841 Akbar fece una nuova mossa. Una folla di afghani urlanti, molti dei quali vestiti di stracci, irruppe nella residenza di Sir Alexander Burnes, giudicato responsabile di tutta l’impresa e macchiato dall’accusa di aver sedotto delle donne del posto, alcune anche sposate. Dopo una vana resistenza Burnes e suo fratello Charles furono sopraffatti e uccisi. Lì si trovava anche l’attendente di Macnaghten che, travestitosi di afgano, riuscì a fuggire. Riconosciuto dalla folla, fu catturato in un vicolo, fatto a pezzi e i suoi resti appesi a ganci da macellaio nel bazar di Kabul .

I mercenari di Shodja tentarono di reagire, ma furono presto costretti a ripiegare per rinchiudersi nel castello della città. Akbar era ormai padrone di Kabul.

Il colpo finale giunse quando i ribelli, ormai fuori controllo, si impossessarono del centro di approvvigionamento degli inglesi, che si trovava a circa un chilometro di distanza dall’accampamento. Alcuni ufficiali si radunarono per organizzare una sortita e recuperare i viveri. Elphinstone si oppose alla manovra considerandola troppo rischiosa.

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#EdoardoAlmagia

L’inizio di una tragedia

Incoraggiati dalla piega degli eventi, gli afghani si fecero più audaci e poco tempo dopo duemila cavalieri si lanciarono all’attacco.

Ciascuno di questi portava in sella con sé un compagno armato di forca e di moschetto. Al momento opportuno lo faceva scendere. Sparato questi il colpo, passava subito a riprenderlo e lo aiutava a saltare in groppa al cavallo dandogli così l’opportunità di ricaricare l’arma. La tattica era micidiale in quanto la portata dei loro moschetti era maggiore di quella dei fucili a pietra in dotazione agli Inglesi.

Per difendersi, non restava a questi che fare uso dell’artiglieria. La cosa si rivelò presto letale.

​A forza di sparare, le canne dei cannoni si surriscaldavano al punto che era necessario sospendere il tiro per farle raffreddare. In quel preciso istante, gli afghani a cavallo si avvicinavano, facevano scendere i tiratori che massacravano gli addetti al cannone. Il pezzo veniva così catturato per essere issato sulle alture controllate dai rivoltosi.

Gli Inglesi venivano così presi a bersaglio dai loro stessi cannoni. Nel giro di poco tempo si trovarono indifesi e del tutto privi di grano.

Dopo un mese di combattimenti gli assediati furono costretti ad uccidere gli animali da soma per nutrirsi. Quando possibile, la cavalleria effettuava delle sortite non prive di rischio per rifornire almeno i cavalli, dei quali non potevano fare a meno.

Con l’arrivo delle prime nevi, tutti gli Indiani di religione musulmana che accompagnavano gli Inglesi disertarono per unirsi al nemico.