Ritorno negli USA

Ritorno negli USA

A seguito della morte di mio padre e non vedendo per me grosse possibilità a Roma, decisi di lasciare tutto, cambiare vita e trasferirmi di nuovo negli Stati Uniti. Conoscendola meglio di altre città, optai per New York. Gli inizi furono piuttosto difficili, in quanto il Paese stava passando attraverso una difficile crisi. L’inflazione era alta, il dollaro debole e la situazione interna non proprio felice. Dovevo sbrigarmi a trovare lavoro, dato che non potevo starvi a lungo senza far niente.

Sapendo qualcosa di politica estera e di antiquariato, decisi di attivarmi per trovare qualcosa da fare. Come spesso accade nella vita, sono le circostanze a volte che prendono il sopravvento. Tramite un giornalista italiano conosciuto da poco, riuscii ad ottenere un appuntamento con Dietrich Von Bothmer, allora direttore del dipartimento d’Arte antica del Metropolitan Museum.

Questo studioso di origini tedesche era un grande esperto di pittura vascolare attica a figure rosse ed era stato allievo del celebre Beazley. Era anche un grande conversatore dalla memoria infallibile. Sapeva di tutto e di tutti. Ascoltarlo era sempre un piacere, oltre che fonte di apprendimento. Innumerevoli e spesso divertenti erano i suoi pettegolezzi su tutto il mondo degli esperti di arte antica.

Dopo un’oretta di conversazione, mi disse che la stoffa per fare questo lavoro ce l’avevo, ma che se lo scopo della mia vita era quello di fare soldi mi sarei trovato nel settore sbagliato. Mi consigliò in quest’ultimo caso di tornare agli studi e prendermi un master in business administration oppure di iscrivermi ad una buona scuola di legge. Incapace di vedermi né in un ambiente di affari o di banca ed ancor meno in qualche procura o studio legale, optai per il mondo dell’arte. Il problema è che in quest’ambiente non ero nessuno e avevo bisogno di farmi conoscere.

A seguito di questo incontro, in fondo fortuito, iniziai una carriera di consulente nel campo delle antichità classiche e medievali. Questo però non voleva dire che mi sarei limitato solo a queste: occasionalmente ebbi ad occuparmi di arte cinese, indiana e dell’Antico Egitto. Qualche volta anche di quadri antichi e mobili di alta epoca. Iniziai dai gradini più bassi e gradualmente riuscii a farmi un nome. Fu un’esperienza delle più ricche e piacevoli, che mi consentì di studiare, imparare moltissimo e conoscere ambienti e persone di grande interesse.

New York da questo punto di vista è una città formidabile. Se si ha voglia di fare e ci si impegna a fondo, nel giro di poco tempo si può entrare in tutti gli ambienti e conoscere chiunque conti qualcosa. Nel giro di poco tempo mi sono trovato perfettamente a casa nel mondo delle principali case d’aste, dei musei, degli studiosi, dei commercianti, degli studi d’arredamento e del grande collezionismo.
Dopo non molto tempo sono stato persino invitato a far parte della American Foreign Policy Association e non so come, sono stato poi precettato da alcuni amici di Reagan ed inserito nel Comitato Nazionale Repubblicano. Avendo troppo da fare in altri settori, devo dire di non essermi mai occupato seriamente di queste attività politiche. Continuavo però ad interessarmene e non mancavo né di seguirle né di studiarle.

Ho vissuto a New York un periodo molto bello della mia vita e mi sono divertito non poco. Frequentavo tutte le grandi aste, ero invitato alle più belle feste e mi è stato chiesto di collaborare al restauro dell’Accademia Americana di Roma e di appoggiare istituti quali il New York City Ballet, il Museo di Storia Naturale, il Museo Ebraico, il Museo della Città di New York, il Guggenheim, il MoMa ed infine il Metropolitan Museum. Ho anche contribuito ad assistere una campagna di scavi in un santuario a Cipro. Ovviamente ho partecipato a tutti gli eventi organizzati da queste istituzioni.

Ebbi anche l’occasione di conoscere Dale Trendall, massimo esperto di pittura vascolare della Magna Grecia. Diventammo amici e lo aiutai nella redazione del supplemento alla sua opera Red-Figured Vases of Apulia.

Una volta sono stato persino chiamato dal Louvre per autenticare un vaso etrusco talmente particolare che tutti avevano deciso fosse falso.

Proprio per questo motivo era invece vero. Se una cosa avevo imparato, era che il falsario non si distingueva mai per originalità: doveva convincere dell’autenticità della sua opera. Per questo motivo era un conformista e cercava sempre riferimenti a opere già esistenti. Non avrebbe mai creato qualcosa che non aveva precedenti. Il suo timore è che nessuno ci sarebbe cascato.