Gli Inizi

Gli Inizi

Sono nato a New York perché mio padre fu costretto a lasciare l’Italia per via delle leggi razziali emanate nel 1938 e volute da Mussolini a seguito del ruolo svolto nel nella Conferenza di Monaco. Mio padre apparteneva a quella che per l’epoca era una delle famiglie ebraiche più in vista d’Italia in quanto il nonno aveva la più grande impresa di lavori marittimi del Mediterraneo.

A causa di un incidente avvenuto pilotando il suo aeroplano, venne accusato di aver causato la morte del figlio dell’allora sindaco di Roma, Prospero Colonna. Con la massima discrezione, il nonno fu avvisato dal Prefetto Bocchini di allontanare mio padre dall’Italia per evitare che se ne facesse un esempio nell’aprire la campagna razziale.

Mio padre dovette abbandonare tutto e tutti e rassegnare le dimissioni dalle associazioni cui apparteneva. Scelse come meta gli Stati Uniti e si imbarcò sul piroscafo Rex che lo portò dritto a New York.

A parte un interludio bellico che lo ha portato prima a Londra, poi in Nord Africa ed infine in Italia come assistente del conte Sforza, egli ha passato negli Stati Uniti qualcosa come dodici anni della sua vita per poi tornare a casa.

Durante il periodo bellico ha chiesto di essere reintegrato nell’aviazione per contribuire alla sconfitta dei nazi-fascisti. Aveva poi organizzato una missione segreta per entrare a Roma prima degli Alleati. Si sarebbe paracadutato su Monte Gennaro e, insieme ad un gruppo di soldati inglesi fuggiti dalla prigionia, l’idea era di attaccare l’aeroporto di Guidonia e, da lì, entrare di sorpresa a Roma dal Nord.

Dopo tre tentativi l’operazione fu abortita per via dell’ostilità degli inglesi che vedevano di pessimo occhio un’azione di questo tipo condotta da un uomo vicino a Sforza, membro del Partito d’Azione e nemico di Badoglio e della monarchia.

Dopo la caduta del fascismo è stato con Tarchiani colui che ha riaperto l’Ambasciata a Washington. Si è poi adoperato con grande impegno per far giungere aiuti in un Italia devastata dalla guerra.

Mio padre si era battuto per veder nascere un’Italia nuova, libera e democratica che non fosse il proseguimento del Regime Fascista. Ostile al Comunismo, diffidente verso i democristiani e deluso dai socialisti, rimase molto amareggiato dai risultati. Mi ricordo, che poco dopo la morte di Ugo La Malfa, suo intimo amico, mi disse che, se avesse saputo come sarebbero andate a finire le cose, non avrebbe corso tutti quei rischi e se ne sarebbe rimasto in America.