La storia di un Paese meraviglioso
La trattativa
Elphinstone e Macnaghten non ebbero altra scelta che cercare la via del negoziato. Akbar fu molto duro. Chiese loro di consegnargli Shodja e lasciare in ostaggio le donne e i bambini inglesi. Dovevano inoltre consegnare tutte le armi, sciabole e baionette incluse, e sperare nella sua clemenza.
Il rifiuto degli Inglesi giunse immediato. A loro, però, non restava altra scelta che organizzare nuovi tentativi di audaci sortite per andare in cerca del cibo.

Passato circa un mese, e nell’incapacità di nutrirsi, il 23 Dicembre furono costretti a chiedere nuove trattative.
L’incontro si svolse in prossimità dell’accampamento. L’inizio fu molto cortese. Macnaghten donò ad Akbar un paio di eleganti pistole. Questi che sospettava l’Inglese di cospirare con un suo rivale, con un moto improvviso lo uccise scaricandogliele in faccia.
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#EdoardoAlmagia

Akbar consente la ritirata
Spaventati, e col morale a terra, agli invasori non resta a questo punto che chiedere ad Akbar di concedere loro il ritorno in India.
L’astuto afghano diede il consenso purché abbandonassero le loro armi che a suo avviso non avrebbero avuto altro effetto che provocare le tribù delle gole. Gli ufficiali opposero un netto rifiuto. Akbar acconsentì allora che si portassero appresso solo le armi leggere. Sarebbe stata sua cura offrire una scorta purché lasciassero il campo il prima possibile.
Presa questa decisione, di fronte a tutto l’esercito Akbar scoppiò in un pianto irrefrenabile di circa due ore. Da attore consumato, si doleva per la morte del “suo amico Mcnaghten”, fatto fuori da qualche fanatico irresponsabile.
Gli Inglesi restarono in attesa della scorta fino al 5 Gennaio. Non vedendo arrivare nessuno, decisero di lasciare l’accampamento. Fatti i bagagli, si misero in marcia il giorno successivo. Era il 6 Gennaio del 1842.
Il campo venne saccheggiato dagli uomini di Akbar e chi era rimasto indietro ucciso. Fu così che, nel gelo di quella cupa giornata, dalle mura del suo castello Shah Shodja vide partire una lunga linea scura. Si trattava di coloro che gli avevano consegnato le chiavi del regno.
Si trattava di 16.000 uomini, il cui destino adesso era tutto fuorché certo. Nel mezzo della colonna d’avanguardia, le donne e i bambini viaggiavano a dorso di cammello. Seguiva la fanteria indiana e, ancora più indietro, una folla di servitori scalzi lasciava sulla neve impronte insanguinate.
Attraversato il fiume su di uno stretto ponte, l’esercito si accampò verso le quattro pomeridiane. Non avevano percorso neppure dieci chilometri. Quella notte morirono di freddo quasi tutte le mogli e i figli dei servitori.