Un salto indietro nel tempo

Quello che la storia ci insegna

Un salto indietro nel tempo

Dalla fine del XVII secolo, per gradi e senza neppure accorgersene, il mondo musulmano ha iniziato a perder terreno fino a farsi inesorabilmente superare. Ciò avvenne prima sui campi di battaglia, poi in mare ed infine sui mercati. Le grandi scoperte geografiche, la rivoluzione industriale, quella politica e in ultimo quella tecnologica hanno trasformato l’Occidente, accrescendone potere e ricchezza. Per quei paesi non restava che assorbire la lezione e impegnarsi a trovare una risposta alle sfide dei tempi nuovi.

Il succedersi di sconfitte ed umiliazioni condussero i gruppi dirigenti Islamici a ritenere che l’unica via per un riscatto consistesse nell’adottare le stesse tecniche, abitudini e sistemi amministrativi che avevano consentito alle nazioni Occidentali di prevalere.

Guardarono all’organizzazione dello Stato, ai codici legali, ai sistemi di istruzione e di ricerca e alle capacità militari delle nazioni occidentali. In questo andava cercata la chiave della modernità, ma non tutti i suoi aspetti vennero in ugual modo recepiti: non fu, per esempio, dato peso sufficiente al pensiero liberal-democratico e all’economia di mercato. Il percorso assunse forme verticistiche ed autoritarie.

In campo amministrativo i bruschi sovvertimenti finirono col marginalizzare quelle consuetudini islamiche che per tanti secoli avevano definito la natura della giustizia, le caratteristiche del buon governo e i limiti dell’autorità politica. Per giungere al loro punto d’arrivo, gli Europei avevano impiegato alcuni secoli e qualche rivoluzione. I musulmani, nell’ansia di recuperare lo svantaggio, procedettero a tappe forzate.

Non tutti apprezzarono gli improvvisi sconvolgimenti delle loro tradizioni e del loro modo di vivere. Quest’ostilità fu particolarmente marcata negli ambienti religiosi, dove la modernizzazione era vista come un’ulteriore invasione e atto di violenza contro la storia e la cultura del mondo musulmano. Gradualmente germogliarono i semi di quel conflitto tra l’Islam e la modernità derivata dall’Occidente.

Grazie per la lettura

#EdoardoAlmagia

Considerazioni finali

Il fallimento dell’incontro di Helsinki ha complicato le cose: i rapporti tra Stati Uniti e Russia hanno subito una battuta d’arresto. Questo ha aggravato la situazione nei teatri più difficili, ora tutti in movimento. La situazione sembra cambiare ogni giorno, ma l’attenzione resta fissata sugli Stati Uniti e su quali pazzesche idee potrebbero venire in mente a Trump.

Molto atteso da chi segue le questioni internazionali, il vertice che era stato concordato tra il Presidente Americano e Putin nel corso della riunione del G-20 di Buenos Aires. Purtroppo la cattura da parte di Mosca nello Stretto di Kerch di tre navi militari ucraine ed i rispettivi equipaggi ha fatto si che il colloquio è stato annullato: è probabile verrà spostato agli inizi dell’anno prossimo.

Mosca resta comunque attiva nella partita, tanto che di recente si è svolto un incontro con una delegazione talebana. Lo scopo era incoraggiare i colloqui di Doha ed esplorare la possibilità di procedere verso un accordo. Da parte talebana sono state espresse riserve riguardo le prossime elezioni presidenziali ed il ruolo del futuro capo di stato.

Fissate in origine per il 15 Ottobre del 2016, le ultime elezioni parlamentari si sono svolte il 20 Ottobre di quest’anno, esclusa la provincia di Kandhar che votato la settimana dopo. Malgrado alcuni attentati, ai quali si sono uniti ritardi e difficoltà, a votare si calcola si sia recata il 45% della popolazione. Notevole il fatto che il 33% dei votanti erano donne. Le candidate femminili erano più 400 e per il meccanismo delle quote, 68 di loro andranno in Parlamento. I risultati finali sono attesi per il 20 Dicembre.

Si può dire che ad oggi le prospettive generali per una pace in Afghanistan siano migliorate e nuove opportunità sono emerse. Benché la stabilità nel paese sia tutt’ora precaria è nostro dovere, oltre che interesse, che sia messo in condizione di poter fare le scelte giuste e decidere da chi essere governato.

Per via dei meccanismi di potere, più importanti saranno le elezioni presidenziali attese per l’anno prossimo. L’attuale presidente non è popolare ed il paese resta sempre una Repubblica fragile dal processo politico instabile. È certo che i Talebani non faranno sconti e il rischio di nuovi attentati resta molto alto.