Una storica rivoluzione
Iran 1979, la Rivoluzione islamica
Per capire di cosa si sta parlando è necessario tornare a quel grande evento, inaspettato e in qualche modo anche inconcepibile, che è stata la Rivoluzione iraniana.
L’ultima grande rivoluzione del XX secolo, la cui ondata ancora oggi tocca le vicende di tanti Paesi vicini.

Per la prima volta si è visto nascere un governo islamico che, sotto la guida dell’Ayatollah Khomeini, ha cancellato quel sistema di potere assoluto attraverso il quale lo Shah Mohammed Reza Pahlavi aveva regnato per quasi 40 anni.
L’elemento identitario è stato quel sentimento religioso, a lungo frustrato dall’azione politica dello Shah, che involontariamente aveva fatto delle moschee il punto di riferimento della crescente protesta. Nel giro di poco tempo l’Iran si era proclamato alfiere di una causa islamica globale.
L’intenzione di Tehran era quella di esportare la sua forma di Islam ed ergersi ad esempio per ulteriori rivolte.
Questa rivoluzione accese i numerosi paesi musulmani la speranza di una possibile vittoria del fondamentalismo. Mettendo da parte ogni prudenza, molti gruppi islamici si affrettarono ad abbracciare il modello iraniano e quindi si verificarono in paesi limitrofi numerosi episodi tali da far temere un contagio.
Grazie per la lettura
#EdoardoAlmagia

Considerazioni finali
Il fallimento dell’incontro di Helsinki ha complicato le cose: i rapporti tra Stati Uniti e Russia hanno subito una battuta d’arresto. Questo ha aggravato la situazione nei teatri più difficili, ora tutti in movimento. La situazione sembra cambiare ogni giorno, ma l’attenzione resta fissata sugli Stati Uniti e su quali pazzesche idee potrebbero venire in mente a Trump.
Molto atteso da chi segue le questioni internazionali, il vertice che era stato concordato tra il Presidente Americano e Putin nel corso della riunione del G-20 di Buenos Aires. Purtroppo la cattura da parte di Mosca nello Stretto di Kerch di tre navi militari ucraine ed i rispettivi equipaggi ha fatto si che il colloquio è stato annullato: è probabile verrà spostato agli inizi dell’anno prossimo.
Mosca resta comunque attiva nella partita, tanto che di recente si è svolto un incontro con una delegazione talebana. Lo scopo era incoraggiare i colloqui di Doha ed esplorare la possibilità di procedere verso un accordo. Da parte talebana sono state espresse riserve riguardo le prossime elezioni presidenziali ed il ruolo del futuro capo di stato.
Fissate in origine per il 15 Ottobre del 2016, le ultime elezioni parlamentari si sono svolte il 20 Ottobre di quest’anno, esclusa la provincia di Kandhar che votato la settimana dopo. Malgrado alcuni attentati, ai quali si sono uniti ritardi e difficoltà, a votare si calcola si sia recata il 45% della popolazione. Notevole il fatto che il 33% dei votanti erano donne. Le candidate femminili erano più 400 e per il meccanismo delle quote, 68 di loro andranno in Parlamento. I risultati finali sono attesi per il 20 Dicembre.
Si può dire che ad oggi le prospettive generali per una pace in Afghanistan siano migliorate e nuove opportunità sono emerse. Benché la stabilità nel paese sia tutt’ora precaria è nostro dovere, oltre che interesse, che sia messo in condizione di poter fare le scelte giuste e decidere da chi essere governato.
Per via dei meccanismi di potere, più importanti saranno le elezioni presidenziali attese per l’anno prossimo. L’attuale presidente non è popolare ed il paese resta sempre una Repubblica fragile dal processo politico instabile. È certo che i Talebani non faranno sconti e il rischio di nuovi attentati resta molto alto.