La storia di un Paese meraviglioso
I talebani attaccano Ghazni
Recente è la lora presa di Ghazni. La città si trova a circa 200km da Kabul ed è un importante capoluogo che porta dritto alla città di Kandahar.
Con questa azione i talebani hanno mostrato essere in piena efficienza. Prendendo un capoluogo distrettuale si sono mostrati in grado di allargare la loro influenza, far risaltare la loro forza e allo stesso tempo aumentare il potere contrattuale.

Potrebbe apparire strano che questa azione si sia svolta in un contesto di trattative: quale potrebbe esserne il significato? Stretti tra gli Stati Uniti e la presenza dell’Isis, intendono aumentare il loro margine di manovra. Sul tavolo dei negoziati i talebani stanno anche cercando di alzare la posta e minare la fiducia nelle forze armate governative.
Anche se del Califfo al-Baghdadi non si hanno notizie, ciò non vuol dire sia morto. Per i capi, ciò che conta è la volontà di combattere e dimostrare che il Califfato ancora esiste: a questo rinnovato attivismo da parte talebana, non sarei sorpreso se dovesse rispondere l’Isis con qualche serie di attentati.
Il successivo attacco talebano su Baglan penso sia stato un diversivo per attirare l’attenzione dell’esercito di Kabul, impegnandolo altrove e rafforzare le posizioni a Ghazni. I talebani cercavano anche di rimediare alla perdita di Kunduz.
Alla fine sono intervenuti gli americani, soprattutto con l’aviazione. Ghazni è presto tornata sotto il controllo governativo. Malgrado le diserzioni, la corruzione, l’alto numero di vittime e le non poche inefficienze, le forze armate afghane stanno facendo progressi, soprattutto nel campo dell’impiego dalle forze aeree. Ciò nonostante, e gli
eventi in corso lo dimostrano, non sono ancora in grado di operare da sole. Sono forti abbastanza per non perdere, ma non a sufficienza per vincere.
Grazie per la lettura
#EdoardoAlmagia

Le difficoltà degli Stati Uniti
I generali pakistani non si erano mai del tutto persuasi che prima o poi avrebbero dovuto scegliere tra gli Stati Uniti e i talebani. Non vi è da stupirsi se alla fine la Casa Bianca ha deciso di interrompere gli aiuti alle forze armate pakistane.
A poco sono servite quelle ventisette volte che il generale McMullen, Capo di Stato Maggiore Interforze, ha chiamato al telefono i vertici delle Forze Armate pakistane: i generali di Islamabad, e soprattutto i suoi servizi segreti, stavano in realtà giocando su più tavoli, ritenendo l’Afghanistan indispensabile alla sicurezza del loro Paese.
Non avevano inoltre intenzione che fossero gli Stati Uniti a deciderne il futuro politico. Da un lato accettavano volentieri gli aiuti di Washington, ma dall’altro appoggiavano in funzione anti-afghana i talebani e la rete Haqqani e contro l’India in Kashmir puntellavano il gruppo Lashkar e-Taiba.
In questa partita gli Stati Uniti si accorsero dei limiti del loro potere e che tutto potevano fare salvo che dare ordini. Forze Armate e Servizi Segreti pakistani continuavano ad essere incubatori di estremismo o a renderne possibili le attività. Questo gioco è costato a Islamabad circa 50.000 morti e agli Stati Uniti, fino a quando non hanno deciso di interromperli, almeno un miliardo di dollari l’anno in aiuti.
Questo è stato il grande problema di Washington: trovarsi di fronte ad un conflitto senza sbocchi e dal quale sarebbe stato impossibile uscire.