Una buona notizia per tutto l’Occidente?
Il tramonto del fondamentalismo religioso
Oggi, a distanza di qualche anno, è possibile dire che questi episodi segnarono piuttosto la fine del fondamentalismo religioso come ideologia rivoluzionaria.
Concentrandosi unicamente sull’aspetto religioso della realtà si sono perduti di vista altri fattori che nel futuro avrebbero contato di più: in tutto questo tempo le economie della regione sono andate crescendo, portando alla ribalta classi nuove ed élite d’affari che, nell’espandersi, saranno inevitabilmente destinate a cambiare le strutture di potere insieme alla vita sociale e religiosa di molti paesi.

Queste crescenti classi medie, il più delle volte pie, non sono favorevoli ad uno stato islamico essendo loro desiderio quello di vivere ed operare in uno spazio sociale nel quale sia possibile esercitare un miscuglio di liberalismo e di credo capitalista.
E’ pericoloso e fuorviante confondere l’espressione di un Islam devoto e conservatore con l’estremismo radicale dei fondamentalisti. Questo sentimento è alieno e distante dall’appello alla violenza predicato da bin Laden o dai radicali dello Stato Islamico.
Non è dunque saggio concepire il domani dei rapporti col mondo islamico solo in termine delle attuali paure.
In quanto all’Iran, la sua marcia verso un più ampio potere regionale non ha una base economica sufficientemente solida.
Anche se oggi continua ad agitarsi nell’area, non vi sono state altre rivoluzioni e non si vede la possibilità che spuntino nuovi stati islamici.
Grazie per la lettura
#EdoardoAlmagia

Considerazioni finali
Il fallimento dell’incontro di Helsinki ha complicato le cose: i rapporti tra Stati Uniti e Russia hanno subito una battuta d’arresto. Questo ha aggravato la situazione nei teatri più difficili, ora tutti in movimento. La situazione sembra cambiare ogni giorno, ma l’attenzione resta fissata sugli Stati Uniti e su quali pazzesche idee potrebbero venire in mente a Trump.
Molto atteso da chi segue le questioni internazionali, il vertice che era stato concordato tra il Presidente Americano e Putin nel corso della riunione del G-20 di Buenos Aires. Purtroppo la cattura da parte di Mosca nello Stretto di Kerch di tre navi militari ucraine ed i rispettivi equipaggi ha fatto si che il colloquio è stato annullato: è probabile verrà spostato agli inizi dell’anno prossimo.
Mosca resta comunque attiva nella partita, tanto che di recente si è svolto un incontro con una delegazione talebana. Lo scopo era incoraggiare i colloqui di Doha ed esplorare la possibilità di procedere verso un accordo. Da parte talebana sono state espresse riserve riguardo le prossime elezioni presidenziali ed il ruolo del futuro capo di stato.
Fissate in origine per il 15 Ottobre del 2016, le ultime elezioni parlamentari si sono svolte il 20 Ottobre di quest’anno, esclusa la provincia di Kandhar che votato la settimana dopo. Malgrado alcuni attentati, ai quali si sono uniti ritardi e difficoltà, a votare si calcola si sia recata il 45% della popolazione. Notevole il fatto che il 33% dei votanti erano donne. Le candidate femminili erano più 400 e per il meccanismo delle quote, 68 di loro andranno in Parlamento. I risultati finali sono attesi per il 20 Dicembre.
Si può dire che ad oggi le prospettive generali per una pace in Afghanistan siano migliorate e nuove opportunità sono emerse. Benché la stabilità nel paese sia tutt’ora precaria è nostro dovere, oltre che interesse, che sia messo in condizione di poter fare le scelte giuste e decidere da chi essere governato.
Per via dei meccanismi di potere, più importanti saranno le elezioni presidenziali attese per l’anno prossimo. L’attuale presidente non è popolare ed il paese resta sempre una Repubblica fragile dal processo politico instabile. È certo che i Talebani non faranno sconti e il rischio di nuovi attentati resta molto alto.