Inizio di un regno, il nuovo Shah

Un grosso cambiamento

Inizio di un regno, il nuovo Shah

L’episodio convinse il giovane Shah che soltanto grazie alla protezione dell’Occidente gli sarebbe stato possibile salvare il Paese dalle mire di Mosca. I comunisti e i radicali di sinistra furono perseguitati, incarcerati e in alcuni casi uccisi.

Facendo leva sul nazionalismo, il nuovo Shah decise di resuscitare il programma iniziato dal padre.

Pur avendo in casa un forte movimento comunista, lascito dell’occupazione sovietica, l’Iran riprese a modernizzarsi a tappe forzate.

I suoi intellettuali e gli attivisti reclamavano giustizia per il popolo, diritti ai lavoratori e liberazione dai mali dell’imperialismo: la situazione si andava evolvendo a tal punto che lo stesso Stalin immaginava che il paese sarebbe presto caduto nella sua orbita.

Simile timore avevano gli americani e gli inglesi: in pieno clima di guerra fredda, nulla in Iran li spaventava più dell’espansionismo sovietico e delle mire di Mosca sui suoi giacimenti petroliferi. Queste paure erano condivise anche dallo Shah e dalla nascente borghesia del paese.

Nel corso della crisi scoppiata a seguito della nazionalizzazione dell’industria petrolifera, lo Shah finì con l’alienarsi le simpatie della classe media, risentita soprattutto dall’atteggiamento degli Inglesi. Un cartello posto da questi ultimi all’ingresso della città petrolifera di Abadan diceva “Vietato l’ingresso ai cani e agli iraniani”.

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#EdoardoAlmagia

Considerazioni finali

Il fallimento dell’incontro di Helsinki ha complicato le cose: i rapporti tra Stati Uniti e Russia hanno subito una battuta d’arresto. Questo ha aggravato la situazione nei teatri più difficili, ora tutti in movimento. La situazione sembra cambiare ogni giorno, ma l’attenzione resta fissata sugli Stati Uniti e su quali pazzesche idee potrebbero venire in mente a Trump.

Molto atteso da chi segue le questioni internazionali, il vertice che era stato concordato tra il Presidente Americano e Putin nel corso della riunione del G-20 di Buenos Aires. Purtroppo la cattura da parte di Mosca nello Stretto di Kerch di tre navi militari ucraine ed i rispettivi equipaggi ha fatto si che il colloquio è stato annullato: è probabile verrà spostato agli inizi dell’anno prossimo.

Mosca resta comunque attiva nella partita, tanto che di recente si è svolto un incontro con una delegazione talebana. Lo scopo era incoraggiare i colloqui di Doha ed esplorare la possibilità di procedere verso un accordo. Da parte talebana sono state espresse riserve riguardo le prossime elezioni presidenziali ed il ruolo del futuro capo di stato.

Fissate in origine per il 15 Ottobre del 2016, le ultime elezioni parlamentari si sono svolte il 20 Ottobre di quest’anno, esclusa la provincia di Kandhar che votato la settimana dopo. Malgrado alcuni attentati, ai quali si sono uniti ritardi e difficoltà, a votare si calcola si sia recata il 45% della popolazione. Notevole il fatto che il 33% dei votanti erano donne. Le candidate femminili erano più 400 e per il meccanismo delle quote, 68 di loro andranno in Parlamento. I risultati finali sono attesi per il 20 Dicembre.

Si può dire che ad oggi le prospettive generali per una pace in Afghanistan siano migliorate e nuove opportunità sono emerse. Benché la stabilità nel paese sia tutt’ora precaria è nostro dovere, oltre che interesse, che sia messo in condizione di poter fare le scelte giuste e decidere da chi essere governato.

Per via dei meccanismi di potere, più importanti saranno le elezioni presidenziali attese per l’anno prossimo. L’attuale presidente non è popolare ed il paese resta sempre una Repubblica fragile dal processo politico instabile. È certo che i Talebani non faranno sconti e il rischio di nuovi attentati resta molto alto.