Un mondo secolare che cambia

Dalla Persia all’Iran, la fine di un mondo

Prima della Grande Guerra, Inghilterra e Russia si erano accordate per dividersi la Persia. Né Mosca né Londra la volevano forte e nel corso della Prima Guerra Mondiale l’avevano occupata perché confinante con le terre del Sultano.

Alla fine del conflitto, con la scomparsa dell’Impero Ottomano e a seguito della rivoluzione russa, la Persia cadde da principio sotto il controllo di Londra. Di lì a poco l’Unione Sovietica avrebbe appoggiato i separatisti del Gilan e dell’Azerbaigian e i comunisti di Tabriz e di Tehran. Per molti la fine della dinastia era solo questione di tempo.

 

Nel 1921 il comandante militare Reza Khan occupò Tehran. Di origini umilissime, la sua carriera militare era iniziata dalla gavetta. Tappe successive lo portarono a combattere in una brigata di cosacchi che i russi avevano addestrato per difendere la traballante dinastia Qajar. Questa esperienza gli fece vedere quanto reale fosse il pericolo di una disintegrazione del paese e quanto inetta fosse la monarchia persiana: governo debole e diviso, ovunque anarchia, economia in rovina, Stato al collasso e clero paralizzato.

Nel 1925 Reza Khan persuase il parlamento ad abrogare la monarchia. Assunse quindi il trono proclamandosi Shah e avviò un programma di modernizzazione a tappe forzate simile a quello condotto in Turchia da Mustafa Kemal. Nell’attuarlo, promosse il nazionalismo e si scontrò con i religiosi. Ordinò la secolarizzazione del sistema giudiziario e l’emarginazione degli istituti islamici. Il clero perse le sue proprietà e si trovò circoscritto ai seminari.

Lo Shah rivolse lo sguardo alla civiltà e alle tradizioni della Persia pre-islamica, identificando il paese con il suo passato ariano: voleva fare apparire il suo popolo come europeo. Nel 1935 cambiò il nome del paese in Iran, eliminò le parole arabe dalla lingua persiana e costrinse le donne a togliersi il velo. Violando la Moschea di Goharshad ordinò all’esercito di occuparne il santuario. Vi furono scontri con morti e feriti. Per superare le molte resistenze e far tacere i suoi oppositori, lo Shah fece ricorso alla forza alienandosi buona parte del popolo.

Tutto è cambiato

L’esperimento si interruppe nel 1941. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale lo Shah si era dichiarato neutrale, aveva rifiutato l’espulsione dei cittadini tedeschi e poi negato agli Alleati il passaggio di rifornimenti in aiuto ai Sovietici attaccati da Hitler. Per tutta risposta Churchill e Stalin invasero l’Iran, si accordarono per occuparlo e spodestare lo Shah che si stava rivelando una minaccia per l’ordine coloniale nella regione.

Lo Shah fu costretto a rinunciare al trono in favore del figlio, Mohammad Reza Pahlavi. Questi venne tenuto strettamente al guinzaglio, al punto di considerarsi emanazione del potere degli occupanti. Nel 1942 arrivarono anche gli americani che si erano dati il compito di gestire il flusso di aiuti militari verso l’Unione Sovietica. Con il suo grande progetto interrotto e con l’Iran nuovamente in rovina ed in preda al caos, Reza Shah, deluso e avvilito, morì in esilio nel 1944.

Le truppe Sovietiche si impossessarono di gran parte delle regioni settentrionali dell’Iran, allargando il loro domino anche ad alcune zone dell’Ovest. Si misero immediatamente all’opera per favorire attività propagandistiche di stampo comunista e organizzarono un forte movimento di denuncia dell’imperialismo inneggiante a giustizia sociale e promesse di liberazione. Nel 1945, incoraggiati dall’URSS, Azerbaidjan e Kurdistan si dichiararono Repubbliche Sovietiche indipendenti.

Stati Uniti e Gran Bretagna iniziarono a preoccuparsi: era chiaro che l’Unione Sovietica cercava di espandersi nella regione e mettere le mani sui giacimenti petroliferi. Con un abile pretesto Tehran riuscì ad ottenere il ritiro delle truppe Sovietiche e ad occupare immediatamente le due Repubbliche indipendenti.