Una coraggiosa avventura

L’avventura di Mossadegh

Nel 1950 il premier Ali Razmara chiese pari divisione dei profitti alla società petrolifera anglo-iraniana. La AIOC rifiutò. Il premier venne assassinato da un gruppo di fondamentalisti ed il suo posto fu preso da Mohammad Mossadegh. Di famiglia aristocratica, sosteneva la democrazia parlamentare ed era favorevole alla completa nazionalizzazione delle risorse petrolifere.

Nel 1951, sotto la spinta di un’ondata di fervore nazionalista, Mossadegh guidò il parlamento nel processo di nazionalizzazione dell’industria petrolifera. Uno scontro con la realtà del potere imperiale inglese era inevitabile: Londra rispose con il blocco di tutta la produzione petrolifera, ordinò ai suoi tecnici di lasciare il paese e tagliò fuori il petrolio iraniano dal circuito mondiale.

 

Le società petrolifere Inglesi ed Americane fecero pressioni su altre nazioni per aumentare la produzione e sopperire alla mancanza del greggio iraniano. Da lì a poco comparvero nelle acque del Golfo navi da guerra britanniche. Lo scopo era imporre un embargo e intimidire l’Iran con la minaccia di un possibile attacco. L’economia del paese subì un tracollo ma agli occhi della nazione Mossadegh divenne un eroe.

Nel 1952 lo Shah lo costrinse a dimettersi per via di uno screzio sulla nomina del nuovo Ministro della Guerra e del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. A seguito di scioperi, tumulti e manifestazioni, lo Shah fu costretto a richiamarlo. Ne seguì una crisi istituzionale.
Il Parlamento (Majlis) andava insistendo per l’introduzione di una riforma agraria, un miglioramento della condizione operaia, leggi più liberali sulla stampa e maggiori fondi per l’educazione e l’edilizia popolare. Queste riforme finirono con l’accentrare sempre più potere nelle mani del premier Mossadegh che, ogni qualvolta lo reputava opportuno, ignorava i dettami costituzionali: cavalcando la crescente febbre nazionalista, egli andava trasformandosi in una figura autoritaria.

Nell’Ottobre del 1952, Mossadegh decise l’interruzione dei rapporti diplomatici con Londra. Downing Street chiese l’appoggio di Washington per toglierlo di mezzo. Il Presidente Truman rispose negativamente. Con l’elezione di Eisenhower, la politica di Washington mutò e venne ordito un piano per sbarazzarsi dello scomodo Premier.

Il coraggio

La Casa Bianca approvò un progetto della CIA per una campagna propagandistica ostile a Mossadegh mentre lo Shah veniva spinto a sbarazzarsene. Questi esitò. Il Premier, dal canto suo, annunciò che avrebbe sciolto il Parlamento e indisse un plebiscito al fine di rafforzare il suo potere.

La crisi giunse al culmine nell’Agosto del 1953 quando lo Shah si convinse a rimuovere Mossadegh, che subito impugnò la decisione. Rendendosi conto della piega che andavano prendendo le cose, lo Shah fece i bagagli per Roma e nominò Primo Ministro il generale Zahedi. Proteste di vaste proporzioni scoppiarono in tutto il paese, seguite da violenti scontri tra le fazioni: intervenne l’esercito, Mossadegh fu costretto alla resa e lo Shah rimesso sul trono.

Spaventate dalla confusione e dai disordini, le classi medie non si erano schierate a favore di Mossadegh. Non per questo avevano abbandonato il risentimento contro lo Shah e gli Stati Uniti, accusati di aver favorito il colpo di Stato. Per consolidare il suo potere lo Shah decise di intervenire contro i comunisti del partito Tudeh dando vita ad una repressione violentissima che durò sino alla fine del suo regno. Il prestigio della monarchia ne uscì ulteriormente incrinato.

Lo Shah, come detto, aveva deciso di accelerare il percorso di modernizzazione a tappe forzate. Le complicazioni e le sottigliezze della politica lo irritavano, così come le pretese dei religiosi e l’arretratezza culturale del paese: l’Iran per lui apparteneva all’Occidente e non al Terzo Mondo e la sua volontà era quella di elevarlo al rango di nazione progredita. Parlare di democrazia non era il caso. Il fossato tra il trono e la nazione andava allargandosi, così come andava crescendo la resistenza a queste politiche di sviluppo.