I due più pericolosi
Al-Zawahiri e bin Laden
Tra i suoi seguaci, i più radicali si convertirono presto all’azione terroristica.
Il più celebre di questi fu Ayman al-Zawahiri. Di ottima famiglia cairota, fluente in inglese e in francese, medico di professione, si dilettava nella scrittura e nella poesia.
Si avvicinò ai Fratelli Musulmani, cosa che gli costò il carcere. Lì subì maltrattamenti e torture che ne indurirono l’animo. Ruppe così con la Fratellanza, giudicata troppo moderata e dichiarò guerra al governo egiziano.

Fondò la Jihad Islamica. Dopo una serie di attacchi terroristici, trovò rifugio in Afghanistan dove si unì alle schiere di bin Laden per diventare poi il vice-comandante di al-Qaida.
Di padre yemenita e madre siriana, OsamaBin Laden ha sempre mostrato un’inclinazione per gli studi religiosi. Aveva fatto gli studi secondari nella scuola più esclusiva di Jeddah. Si era poi laureato in ingegneria civile e in seguito in pubblica amministrazione. Era particolarmente impressionato dagli scritti di De Gaulle e del maresciallo Montgomery.
Cresciuto nell’insegnamento della cultura e della religione musulmana, aveva anche letto gli scritti di Mawdudi, al-Banna e Qutb. Era stato inoltre influenzato dall’ideologia wahabita, dominante nel suo paese d’origine, l’Arabia Saudita. Questo credo contemplava il mondo come luogo di incessante conflitto tra i credenti nella Vera Fede e gli infedeli.
E’ stato ucciso il 2 Maggio del 2011 nella sua residenza di Abbottabad in Pakistan a seguito di un incursione notturna delle forze speciali americane. Il suo corpo fu poi gettato in mare.
Grazie per la lettura
#EdoardoAlmagia

Considerazioni finali
Il fallimento dell’incontro di Helsinki ha complicato le cose: i rapporti tra Stati Uniti e Russia hanno subito una battuta d’arresto. Questo ha aggravato la situazione nei teatri più difficili, ora tutti in movimento. La situazione sembra cambiare ogni giorno, ma l’attenzione resta fissata sugli Stati Uniti e su quali pazzesche idee potrebbero venire in mente a Trump.
Molto atteso da chi segue le questioni internazionali, il vertice che era stato concordato tra il Presidente Americano e Putin nel corso della riunione del G-20 di Buenos Aires. Purtroppo la cattura da parte di Mosca nello Stretto di Kerch di tre navi militari ucraine ed i rispettivi equipaggi ha fatto si che il colloquio è stato annullato: è probabile verrà spostato agli inizi dell’anno prossimo.
Mosca resta comunque attiva nella partita, tanto che di recente si è svolto un incontro con una delegazione talebana. Lo scopo era incoraggiare i colloqui di Doha ed esplorare la possibilità di procedere verso un accordo. Da parte talebana sono state espresse riserve riguardo le prossime elezioni presidenziali ed il ruolo del futuro capo di stato.
Fissate in origine per il 15 Ottobre del 2016, le ultime elezioni parlamentari si sono svolte il 20 Ottobre di quest’anno, esclusa la provincia di Kandhar che votato la settimana dopo. Malgrado alcuni attentati, ai quali si sono uniti ritardi e difficoltà, a votare si calcola si sia recata il 45% della popolazione. Notevole il fatto che il 33% dei votanti erano donne. Le candidate femminili erano più 400 e per il meccanismo delle quote, 68 di loro andranno in Parlamento. I risultati finali sono attesi per il 20 Dicembre.
Si può dire che ad oggi le prospettive generali per una pace in Afghanistan siano migliorate e nuove opportunità sono emerse. Benché la stabilità nel paese sia tutt’ora precaria è nostro dovere, oltre che interesse, che sia messo in condizione di poter fare le scelte giuste e decidere da chi essere governato.
Per via dei meccanismi di potere, più importanti saranno le elezioni presidenziali attese per l’anno prossimo. L’attuale presidente non è popolare ed il paese resta sempre una Repubblica fragile dal processo politico instabile. È certo che i Talebani non faranno sconti e il rischio di nuovi attentati resta molto alto.