Una nuova idea nella penisola araba
Verso un diverso fondamentalismo
Giunti a questo punto, cosa dire dell’ideologia fondamentalista islamica? Intanto che al suo interno stiamo assistendo a dei cambiamenti: in quel mondo, infatti, ci si rendeva conto dei limiti della violenza rivoluzionaria e prendeva corpo l’idea di partecipare alle elezioni e sostenere la causa della giustizia sociale.
Il compito della Fratellanza e di gruppi tipo Hamas a Gaza ed Hezbollah in Libano stava diventando sempre più quello di dedicarsi alla causa dell’attivismo sociale e dell’offerta di servizi quali istruzione, assistenza medica ed aiuti alimentari. In questo modo finivano col rappresentare gli interessi della parte più indigente della popolazione e venire in suo soccorso.
Tra gli stessi rivoluzionari iraniani e nel mondo sciita, la voce più sentita non è tanto quella del clero di Tehran quanto quella dell’anziano religioso quietista Ayatollah Sayyid Alì al-Sistani che segue le vicende del suo gregge dalla città santa di Najaf nell’Iraq meridionale.
Vi è anche da aggiungere che una volta uscita di scena quella generazione che ha fatto la rivoluzione, vedremo inevitabilmente un Iran meno islamico anche in termini di scelta della classe dirigente.
Anche in Egitto i Fratelli Musulmani hanno scelto la via elettorale ed indirizzano il loro messaggio sia alle classi medie che a quelle meno abbienti. Dove i partiti religiosi hanno avuto successo è in quei paesi dove hanno rinunciato all’estremismo e alla violenza: Marocco, Tunisia, Giordania, Turchia e oggi Algeria.
I partiti islamici derivanti dai Fratelli Musulmani hanno uno sguardo conservatore e tengono a rafforzare i valori dell’Islam sostenendone i princìpi. Sono però contrari alla ribellione violenta. Questo è vero soprattutto per le classi medie che non scorgono nessun vantaggio nel ribellarsi e nel caos. Sperano semplicemente che un governo religioso possa mostrarsi migliore e dare loro ciò che i regimi laici non sono stati capaci di offrire.
A chi vuole ancora combattere non resta che dirigersi verso al-Qaida e l’Isis. L’estremismo fondamentalista appartiene oggi soprattutto alla gioventù alienata e ai poveri più radicalizzati.
Le idee del pragmatismo religioso sono oggi le forze più potenti in Medio Oriente e anche la miglior diga contro la violenza dell’estremismo. L’Islam di chi si unisce ad un partito si rivolge soprattutto agli strati della piccola borghesia: artigiani, bottegai e funzionari pubblici di rango minore. Chiedono lavoro, sicurezza, giustizia sociale, servizi pubblici e buon governo. Sono pronti a seguire i valori di un Islam tradizionale ma non vanno certo alla ricerca di un’azione rivoluzionaria.
Nuove idee
Il conflitto che si esprime oggi è quello tra le varietà di fondamentalismo. Bisogna infatti capire che non ve n’è di un solo tipo.
Sarebbe utile ricordare che ad aprire le porte al radicalismo è stato il fallimento di tutti quei regimi autoritari, spesso appoggiato dall’Occidente, che hanno tradito i loro popoli lasciando spazio all’azione dei gruppi più radicali.
Nel mondo musulmano, infatti, malgrado l’apparire iniziale di movimenti costituzionalisti e di tentativi dell’Islam di assumere un volto politico, si preferì alla fine la via dello Stato forte.
Le Primavere Arabe del 2011 hanno mostrato che nel mondo islamico esistono anche forze democratiche pronte a battersi per la libertà e la dignità dell’individuo. Le loro radici sono ancora giovani, ma questa pianta non potrà che crescere così come continueranno a crescere quelle classi medie che, col tempo, sono destinate ad influenzare per il meglio i destini dei loro paesi. Si tratta di imprenditori, professionisti, investitori e consumatori. Tutti insieme contribuiranno un domani a cambiare il volto di quelle comunità.
Ciò che spiega lo sviluppo dell’ideologia dell’estremismo e le tendenze ostili all’Occidente è che in molti di questi paesi non ha mai potuto svilupparsi una vera e propria classe media. Nel XIX e nel XX secolo, prima per il gli effetti del colonialismo e poi per via di regimi dispotici il più delle volte appoggiati dall’Occidente, una autentica borghesia non ha mai potuto svilupparsi pienamente.
Oggi finalmente questa classe media sta emergendo ed inizia a costruire nuove economie. Questa commistione di fede e capitalismo porterà inevitabilmente ad elaborare quelle riforme che sole possono fare arretrare la forza e il richiamo del fondamentalismo.
Se si vuole capire gran parte di ciò che è avvenuto in Medio Oriente è necessario rendersi conto che è figlio di quello che è stato fatto in Turchia ed in Iran tra le due guerre mondiali.
Il modello era l’Occidente e per acquistare la sua forza e la sua ricchezza si era deciso di imitarlo, senza tener conto dell’importanza dello sviluppo democratico che era alla base di questi progressi. E’ stato scelto il pugno di ferro. L’impatto economico e culturale del mondo occidentale è stato così travolgente e la sua eredità così rilevante che il mondo musulmano ha trovato difficoltà ad emergere dalla sua ombra.
Il vero problema oggi in Medio Oriente non è più tanto quello dei rapporti tra israeliani e palestinesi o quello dell’estremismo radicale quanto quello della rivalità tra l’Iran e l’Arabia Saudita. E’ anche in questo contesto che si può capire la nascita dell’Isis, in quanto risposta estrema a quel dissidio tra sunniti e sciiti esploso con particolare violenza in Iraq a seguito della caduta di Saddam Hussein.
Ora che ho sommariamente cercato di spiegare perché non ritengo l’Islam politico un pericolo per il mondo, concluderò spendendo alcune parole su quei due Paesi descritti come registi di un sinistro complotto che costituirebbe la più grave minaccia alla pace e alla sicurezza della comunità internazionale e che sarebbero all’origine di un progetto di conquista del mondo da parte dei Fratelli Musulmani.
Chiave di volta di questa sinistra alleanza sarebbero Qatar e Turchia, i quali credo francamente siano impegnati in ben altri progetti.