La storia di un Paese meraviglioso
Anni di instabilità e violenze
Il 27 Aprile del 1978 il potere viene assunto dal Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan (PDPA) unito ora grazie ad un accordo tra le due fazioni rivali Parcham e Khalq.
Tre giorni dopo viene proclamata la Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Presidente, Primo ministro e segretario generale del partito diventa Nour Mohammad Taraki. Come Vice-presidente e vice-Primo ministro viene nominato Babrak Karmal. Hafizullah Amin occuperà la carica di ministro degli Esteri.
Presto i rapporti tra le due fazioni si incrinarono e ad imporsi fu il Khalq. Taraki intraprese una politica di laicizzazione e di riforma agricola, presto malvista dai religiosi e dai conservatori. Venne particolarmente osteggiata nelle aree rurali, dove l’analfabetismo superava il 90% ed il sentimento islamico era fortemente radicato.
La repressione contro gli oppositori del regime si fece durissima. I sintomi della rivolta non tardarono a manifestarsi. Il 14 Febbraio del 1979 venne ucciso l’ambasciatore americano.
Durante un suo viaggio a Mosca il 20 Marzo 1979, Taraki ottenne il consenso di Breznev per rimuovere Amin dalla sua carica. Rientrato a Kabul gli chiese un incontro. Amin acconsentì purché garantito dalla presenza dall’Ambasciatore Sovietico. A seguito di una sparatoria nel Palazzo del Popolo, Amin fece marcia indietro solo per ripresentarsi con una scorta armata e catturare il rivale.
Il breve regno del Figlio del Portatore d’Acqua
Entrato a Kabul alla testa delle sue bande armate, il Batcha-Sakao fu accolto dai mullah a braccia aperte e gli venne dato il nome reale di Habibullah II. Rifiorirono le barbe, ricomparvero i veli ed iniziarono a chiudersi le scuole. Alla modernità e al progresso si rispondeva con la reazione.
Per dotarsi degli indispensabili mezzi finanziari, il nuovo re ordinò ai suoi di saccheggiare il Bazar. Dal canto suo, e senza il minimo entusiasmo, la famiglia reale concesse l’appoggio all’improvvisato sovrano. Le tensioni ripresero a salire.
Dalla Francia giunse Nader Khan, lontano cugino di Amanullah. Spaventati dal rischio di nuovi disordini, gli Inglesi gli concessero il passaggio. Appena rimesso piede in patria Nader Khan si mise in contatto con le varie tribù, chiedendo loro se fossero realmente disposte a dare il trono al figlio di un mezzadro, per di più di sangue tagiko.
Radunate in schiere armate, queste accolsero l’appello e si lanciarono alla conquista di Kabul. Batcha-Sakao, che nel frattempo aveva ricevuto il soprannome di Sago, ossia “cane di ruscello”, fu catturato e poi fucilato insieme ai suoi visir e alla sua famiglia. Preso e legato per le caviglie il suo cadavere, venne appeso a testa in giù.
“Ero un ladro, sono diventato re, e ora mi si uccide!”.
Queste pare fossero le sue ultime parole.
Aveva regnato per soli nove mesi. Le tribù saccheggiarono la città e Nader, inturbantato per accogliere il favore dei conservatori, salì al trono tra l’acclamazione dei Khan e dei mullah.