Dal tramonto della Rivoluzione Francese all’acquisto della Louisiana

La questione della Rivoluzione Francese e la Louisiana

L’opera di Thomas Paine

Thomas Paine nel suo Common Sense (Senso Comune) pubblicato a Filadelfia nel Febbraio del 1776, anno della Dichiarazione d’Indipendenza Americana e ampliato dopo una prima edizione andata a ruba, aveva lanciato il suo appello per l’indipendenza ritenendo che Europa ed America fossero due entità separate e distinte che non dovevano essere collegate tra loro. Dopo il 1790 egli divenne però un convinto sostenitore dei Francesi, sottolineando come la loro lotta per la libertà fosse la stessa di quella americana.

A seguito dei conflitti che insanguinavano l’Europa, gli Stati Uniti riuscirono a barcamenarsi con successo tra Francia, Gran Bretagna e Spagna. Queste guerre avevano contribuito ad unire il paese e consolidarne il governo. Thomas Jefferson era dell’opinione che le milizie di Stato e qualche cannoniera fossero tutto ciò che poteva servire alla difesa di un Paese “separato dalla natura e da un vasto oceano dalla rovina sterminatrice dell’Europa”. Nonostante ciò, egli fondò nel 1802 l’accademia militare di West Point.

Solo dopo la Rivoluzione Francese ed il tentativo dei regimi monarchici di soffocare i movimenti rivoluzionari in Europa, gli americani iniziarono a pensare di avere una missione speciale da compiere: tenersi distanti dall’Europa della reazione e servire da rifugio per la libertà nel mondo. Il ripudio dell’Europa divenne dunque pienamente effettivo solo dopo il tramonto delle rivoluzioni democratiche nel continente e dei movimenti rivoluzionari liberali. Da qui un atteggiamento isolazionista negli affari internazionali.

Alexander Hamilton, che contribuì al Messaggio di Addio di Washington, partendo da una analisi pragmatica degli interessi del Paese riteneva che gli Stati Uniti dovessero esercitare una politica di potenza al solo scopo di privilegiare i propri interessi, evidenziando come questi dovessero limitarsi all’emisfero occidentale. Quando insisteva per una politica di distanziamento dell’Europa egli lo faceva perché voleva che gli americani fossero liberi di espandere i loro interessi nell’area a loro più prossima.

Emerso all’epoca dei Padri Fondatori, questo atteggiamento isolazionista nasceva da un processo di analisi ben diverso da come viene concepito oggi, tanto che è possibile dire che almeno fino alla prima metà del XIX secolo le caratteristiche dell’isolazionismo americano fossero in gran parte basate sulla prudenza, il realismo ed il senso di ciò che era possibile compiere.

Messi di fronte alle nazioni europee, gli Stati Uniti non erano che un paese debole, distante e con poco o nulla da guadagnare nel farsi trascinare nelle loro questioni politiche. Quest’isolazionismo aveva dunque connotati positivi in quanto garantiva libertà d’azione e impediva interventi esterni: lontana dal coinvolgimento in Europa, la giovane nazione si sarebbe trovata in una posizione migliore per delineare i suoi territori, espandersi verso Ovest ed avvantaggiarsi dei guai del Vecchio Continente.

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#EdoardoAlmagia

Le parole di John Quincy Adams

Portare a termine quest’impresa significava anche popolare un continente vasto e ancora vuoto per forgiare una nazione da popoli di origini ed esperienze diverse. Il tenersi distanti dalle faccende europee non poteva che facilitare questo processo. Nelle parole di John Quincy Adams si trattava per gli Stati Uniti di essere “il campione ed il difensore” della sola indipendenza americana.
Nel 1800, in vista del rafforzamento del suo impero in Nord America, Napoleone aveva concluso con la Spagna un trattato per il ritorno della Louisiana alla Francia. Jefferson, che conosceva bene ed amava la Francia, temeva che ad una monarchia debole come quella spagnola si sarebbe potuto sostituire un regime imperiale ed aggressivo. A preoccuparlo ancora di più le sorti di New Orleans, porto dal quale usciva quasi la metà dei prodotti americani.

Jefferson inviò a Parigi James Monroe con l’incarico di offrire a Napoleone dieci milioni di dollari per l’acquisto di New Orleans e della Florida occidentale. Giunto in Francia egli si accorse che l’Imperatore aveva cancellato i suoi progetti sul Nuovo Mondo: un’epidemia di febbre gialla aveva ucciso vicino Haiti il generale Leclerc insieme a gran parte delle sue truppe, convincendolo a fare marcia indietro.

A sorpresa, Napoleone decise di offrire agli Americani non solo il porto di New Orleans, ma l’intera Louisiana. Monroe ed il rappresentante Robert Livingston si lanciarono sull’offerta e per circa 15 milioni di dollari conclusero l’affare: il 30 Aprile 1803 firmarono un trattato con la Francia grazie al quale gli Stati Uniti acquisirono oltre due milioni di chilometri quadrati di territorio, più che raddoppiando la loro estensione. Il Senato lo approvò a larga maggioranza e nel Dicembre dello stesso anno la Louisiana fu formalmente ceduta agli Stati Uniti.

Fissate in origine per il 15 Ottobre del 2016, le ultime elezioni parlamentari si sono svolte il 20 Ottobre di quest’anno, esclusa la provincia di Kandhar che votato la settimana dopo. Malgrado alcuni attentati, ai quali si sono uniti ritardi e difficoltà, a votare si calcola si sia recata il 45% della popolazione. Notevole il fatto che il 33% dei votanti erano donne. Le candidate femminili erano più 400 e per il meccanismo delle quote, 68 di loro andranno in Parlamento. I risultati finali sono attesi per il 20 Dicembre.

Si può dire che ad oggi le prospettive generali per una pace in Afghanistan siano migliorate e nuove opportunità sono emerse. Benché la stabilità nel paese sia tutt’ora precaria è nostro dovere, oltre che interesse, che sia messo in condizione di poter fare le scelte giuste e decidere da chi essere governato.

Per via dei meccanismi di potere, più importanti saranno le elezioni presidenziali attese per l’anno prossimo. L’attuale presidente non è popolare ed il paese resta sempre una Repubblica fragile dal processo politico instabile. È certo che i Talebani non faranno sconti e il rischio di nuovi attentati resta molto alto.