Efficacia della dottrina Monroe
Supremazia marittina inglese
L’efficacia di questa dottrina dipendeva dalla tacita cooperazione della forza navale inglese. L’interesse di Londra era quello di tenersi distante dal sistema di potere europeo sancito dalla Santa Alleanza per conservare la sua libertà di azione in politica estera. Ciò significava esercitare la sua supremazia marittima, considerare con benevolenza le rivoluzioni in altri paesi e favorire gli scambi commerciali allontanando le influenze europee dagli ex-possedimenti spagnoli d’America.

Nel 1824 e l’anno successivo, un certo numero di paesi dell’America Latina cercarono di vedere se il Dipartimento di Stato fosse interessato ad impegnarsi con loro sulla base della dottrina Monroe. In particolare la Colombia, preoccupata dall’eventualità di un intervento francese, si rivolse a Washington sottolineando che per via di questa dottrina gli Stati Uniti dovevano impegnarsi a venirle in aiuto.
Adams rispose che non vedeva alcuna minaccia francese e che né lui né il presidente potevano coinvolgere gli Stati Uniti senza l’approvazione del Congresso: un modo elegante per evitare la questione e far capire che nessuno avrebbe mosso un dito. Fu così che i paesi dell’America Latina iniziarono a pensare che in caso di necessità era meglio rivolgersi a Londra piuttosto che a Washington. Gli Inglesi di conseguenza si guadagnarono il merito di salvatori dell’indipendenza latina.
Grazie per la lettura
#EdoardoAlmagia

Decadimento della dottrina Monroe
Nel corso degli anni Trenta la dottrina non apparve in nessun giornale americano e venne menzionata dal Congresso una sola volta. Nel 1833 gli Inglesi occuparono le isole Malvine e organizzarono tre nuove iniziative coloniali nell’America Centrale. Cinque anni dopo la Francia istituì un blocco ai danni del Messico e dell’Argentina, per intervenire successivamente nelle sue faccende interne. A riprova dell’assenza di interesse nella regione e del fatto che al momento la dottrina di Monroe non significava nulla per gli americani, da parte di Washington non vi fu nessuna reazione.
Nel corso di qualche anno dopo questa dottrina fu resuscitata in quanto poteva essere utile alla causa del nazionalismo americano e dell’espansione verso Ovest come strumento del Destino Manifesto (Manifest Destiny): la convinzione che gli Stati Uniti avessero la missione di espandersi per diffondere il loro modello di libertà e democrazia. I sostenitori di questa teoria, coniata nel 1845, pensavano che questa espansione fosse non solo un bene ma anche evidente ed inevitabile.
Questa teoria presupponeva una volontà della Provvidenza ad attribuire agli Stati Uniti il controllo dell’intero continente nordamericano. Essa conteneva in sé anche elementi idealistici conditi da una vena di romanticismo, in quanto esprimeva la convinzione che il modo migliore per promuovere la libertà consistesse nell’ampliare i territori americani.
Convinzioni simili si diffusero rapidamente per diventare un elemento trainante dell’azione politica che portò all’annessione del Texas, al contrasto con l’Inghilterra sull’Oregon ed infine all’acquisizione della California, del Nuovo Messico e dello Utah. E’ interessante notare quanto queste idee fossero simili a quelle adottate più tardi dalle grandi potenze europee per giustificare le loro politiche imperialiste.
A partire dal 1850 la dottrina Monroe fu accolta con più favore dall’opinione pubblica. E’ infatti in quel periodo che viene descritta come la Dottrina Monroe con la D maiuscola. Il termine “dottrina” non fu mai usato pubblicamente fino a quel momento: in precedenza ad essere utilizzate erano i termini “messaggio” o “princìpi”.