La nave Trent
Scoppio della crisi più grave tra Londra e Washington
Verso la fine del 1861 la nave da guerra San Jacinto della marina Unionista fermò in alto mare il vapore postale Trent. Al suo interno vennero trovati due diplomatici confederati diretti a Londra. Furono immediatamente catturati e rinchiusi in una prigione del Nord.

Al Trent venne concesso di proseguire la sua navigazione e appena giunto in Inghilterra scoppiò quella che fu la crisi più grave tra Londra e Washington. Il premier inglese Palmerston non era certo tipo da tollerare simili sgarbi. Era però già vecchio e prossimo alla fine della sua carriera. Erigendosi a difensore degli eterni diritti del suo Paese sul mare, egli decise di dare un’ultima zampata per restituire prestigio alla sua persona iniziando ad aizzare l’opinione pubblica.
In America, al contrario, il capitano Wilkes che comandava il San Jacinto fu subito trasformato in eroe nazionale, tanto che nell’autunno del 1861 gli umori del Nord non erano particolarmente bendisposti: gli eserciti dell’Unione stavano passando infatti da un rovescio all’altro e la cattura dei due emissari, anche se disarmati, appariva come una vittoria. Le circostanze non consentivano che venissero lasciati in mano a Palmerston e alla marina britannica.
Londra avanzò immediatamente la richiesta formale di rilascio degli emissari e pretese delle scuse dall’amministrazione Lincoln: se entro sette giorni non vi fosse stata risposta, le direttive erano di chiudere la sede della missione diplomatica di Sua Maestà a Washington. Fu il principe Alberto ad intervenire di persona per smorzare il tono della nota. Lo stesso Lord Russell, segretario agli Esteri, consigliò la calma. Palmerston, che era comunque riuscito a fare un gran baccano e mostrare la bandiera, non si oppose.
Neppure a Washington si voleva cedere: Seward esclamò che prima di rinunciare agli emissari confederati “avrebbe appiccato fuoco al mondo”. Lo stesso Lincoln era deciso a tener duro perché ai suoi occhi l’equipaggio americano non aveva fatto nulla di sbagliato. Entrambi si resero però conto che di fronte al diritto internazionale non avevano argomentazioni. Il presidente, rivolgendosi al suo Segretario di Stato, gli disse che non era il caso di combattere “più di una guerra alla volta”.
La faccenda finì col chiudersi con una lunga e contorta lettera di Seward che terminava avvisando Londra che i due emissari prelevati dal Trent sarebbero stati liberati con gioia, purché fossero gli Inglesi a venirseli a prendere. Nessuno puntava ad un intervento militare, Palmerston si calmò e Washington si fece più prudente. I toni cambiarono e lo stesso presidente Lincoln si rese conto che non era né interesse suo, né della sua amministrazione aprire controversie e cercare di marcare punti con Londra, mentre sul campo i Confederati continuavano a vincere.
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#EdoardoAlmagia

Altro episodio che incrinò ulteriormente i rapporti tra inglesi e americani
Un altro episodio navale che avvelenò i rapporti tra inglesi e americani fu quello delle due corazzate note come Laird Rams. Si trattava di due navi da guerra di quasi 80 metri di lunghezza che erano state ordinate dai Confederati nel 1863 ai cantieri Laird di Birkenhead a Liverpool. L’Unione accusò l’Inghilterra di violare la neutralità ed il presidente Lincoln minacciò di inviare una squadra navale per affondarle.
Per andare avanti col progetto ed evitare un’eventuale confisca delle navi, intorno alle quali già gravitavano spie ed agenti del Nord per accertarsi della loro reale destinazione, il Segretario della Marina Confederata suggerì l’idea di venderle ai Francesi che avrebbero condotto l’operazione in nome del Pascià dell’Egitto. Alla fine, dopo una nutrita corrispondenza tra l’ambasciatore americano Adams ed il Segretario agli Esteri inglese Russell, l’ambasciatore rispose con una durissima lettera in data 5 Settembre 1863.
Ne seguì una disputa nella quale Russell accusò Adams di scarse capacità diplomatiche e di non rendersi conto della complessità della situazione. L’altro ribatté che gli Inglesi consideravano i loro obblighi internazionali privi di valore e che la neutralità britannica risultava essere “poco più di un’ombra”. Dopo successive controversie la faccenda si risolse con l’acquisto delle due navi da parte di Londra per la propria marina. Furono pagate 220 mila sterline, evitando così il rischio di una guerra e battezzate con i nomi di HMS Scorpion e HMS Wivern.
Come vedremo più avanti, non dissimile fu il caso della nave Alabama, che i Confederati impiegarono nel tentativo di infrangere il blocco imposto dal Nord. Catturò e affondo un totale di 65 navi in operazioni corsare.