L’avventura messicana di Napoleone III

1962, anno dell’apice dell’impresa di Napoleone III in Messico

Messico: territorio ambito dagli europei

L’impresa messicana dell’imperatore Napoleone III giunse al suo apice nel 1862, anno nel quale il presidente Lincoln era più che mai impegnato a salvaguardare l’Unione dagli Stati Confederati del Sud.

Il generale Miguel Miramon aspirava a governare il Messico. Appoggiato dalla Chiesa e dalla casta dei proprietari terrieri, egli contrasse in Europa dei prestiti a tassi esorbitanti. Naufragato il suo intento, gli successe Benito Juarez che decise di non restituire questi prestiti. Mentre gli Stati Uniti erano impantanati nella loro Guerra Civile, Inghilterra, Francia e Spagna, che come abbiamo visto non avevano mai preso sul serio la dottrina Monroe, inviarono nel 1861 un corpo di spedizione a Veracruz.

Gli inglesi volevano recuperare i soldi prestati, gli spagnoli avevano in mente di instaurare una nuova monarchia in Messico e l’imperatore Napoleone III tramava per realizzare un progetto di crearvi un Impero e mettervi alla testa l’arciduca austriaco Massimiliano d’Asburgo. Inghilterra e Spagna ritirarono presto i loro contingenti, mentre Napoleone III col suo esercito proseguì nell’avventura. Nel 1861 il liberale Benito Juarez fu eletto presidente e si oppose all’impresa francese. Massimiliano venne nominato imperatore nel 1864, trovandosi in mezzo alla rivalità tra i due.

Evitando toni provocatori, il Segretario di Stato William Henry Seward espresse a più riprese la contrarietà del suo governo al progetto imperiale di Parigi. Evitò tuttavia di intraprendere qualsiasi azione: non si poteva infatti combattere più di una guerra alla volta, meglio quindi agire con moderazione.

Alla Casa Bianca vi era poi il timore che Napoleone III avrebbe potuto unirsi ai Confederati. Quel che non si sapeva era che lo stesso imperatore seguiva una logica non dissimile: si guardava bene dall’avvicinarsi al governo del Sud per paura che Washington potesse agire in modo da mettere a repentaglio i suoi progetti di un impero messicano.

Il 9 Aprile del 1865 ad Appomatox il generale Lee si arrese a Grant sancendo di fatto la vittoria dell’Unione e mettendo fine al conflitto civile tra gli Stati del Nord e quelli del Sud. Con la guerra finalmente alle spalle, Seward cambiò tono e pretese l’immediato ritiro della Francia dal Messico. Per mostrare che stava facendo sul serio, inviò in Texas il generale Sheridan alla testa di qualcosa come 50 mila veterani bene addestrati alla guerra ed abituati al combattimento.

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#EdoardoAlmagia

Declino del sogno messicano di Napoleone III

L’imperatore francese recepì il messaggio e si accorse che le sue ambizioni messicane non fossero più convenienti. Di conseguenza, nel 1867 ordinò il ritiro del suo corpo di spedizione dal Messico lasciando Massimiliano privo di appoggio militare. Franò così per sempre il suo sogno di un impero messicano. Passato poco tempo, Benito Juarez sconfisse l’arciduca austriaco e lo fece fucilare.

Nella sua corrispondenza con Napoleone III Seward aveva sempre evitato di menzionare il termine “dottrina di Monroe”, che sapeva essergli intollerabile. Ad onor del vero va detto che a persuadere Napoleone ad abbandonare il suo sogno messicano non furono tanto le pressioni americane, quanto una serie di eventi che si stavano sviluppando in Europa.

A condurlo al disastro sarebbe stato un errore di valutazione in politica estera. Il 1866, anno successivo alla resa degli Stati Confederati, fu per lui un anno negativo. Era persuaso che a seguito del conflitto austro-prussiano sarebbe presto diventato l’uomo forte d’Europa, solo che puntò sulla parte sbagliata: nel giro di sei settimane le truppe di Vienna furono schiacciate da quelle prussiane.

Il risultato di questa inaspettata sconfitta rendeva palese che la Prussia di Bismarck stava emergendo come nuova grande potenza in Europa. L’imperatore francese, di conseguenza, venne subito preso di mira riguardo l’avventura messicana: i suoi avversari lo rimproveravano di aver sprecato fondi, sacrificato uomini ed indebolito l’esercito per ambizioni lontane piuttosto che concentrarsi su ciò che stava avvenendo alla soglia di casa. Napoleone capì che era tempo di lasciarsi alle spalle quei sogni imperiali, riportare i soldati a casa e prepararsi a fronteggiare la minaccia prussiana, che per Parigi poteva diventare un serio pericolo.

Questi dunque i veri motivi dell’abbandono del Messico e non, come credevano gli americani, le prese di posizione del loro governo che si rifacevano alla dottrina Monroe. Lo stesso vale per il ritiro degli Spagnoli dalla Repubblica Dominicana nel 1865: ad esserne la causa, non tanto le pressioni di Washington ed i velati richiami alla dottrina Monroe, quanto piuttosto le attività di guerriglia e la febbre gialla.

Agli occhi di tutti negli Stati Uniti questi due episodi non furono solo un grande successo diplomatico per Seward, ma contribuirono a fare della dottrina Monroe un pilastro della politica estera americana, accettato da chiunque, indipendentemente dal colore politico. La d minuscola si trasformò di conseguenza in maiuscola: d’ora in poi si sarebbe parlato della “Dottrina Monroe”.

A trasformarla in vero e proprio dogma furono dunque una serie di avvenimenti che si verificarono nel corso della Guerra Civile. Di questi il più importante fu il tentativo napoleonico di creare un impero fantoccio in Messico, diretto da un arciduca austriaco ma tenuto in piedi unicamente dalla potenza militare francese.