Un mondo complicato
Il Qatar
L’accusa di Riyadh era quella di sostenere il terrorismo e le forze dell’estremismo islamico.
Anche se non vuol dire che il Qatar non abbia ospitato ed aiutato un certo numero di combattenti della jihad, viene da domandarsi da quale pulpito nasce la predica.
Si è visto in precedenza come 15 dei 19 attentatori dell’11 Settembre fossero sauditi. Due provenivano dagli Emirati Arabi Uniti ed uno dall’Egitto: esattamente quei paesi che hanno fatto fronte comune contro il Qatar. L’ultimo era libanese.

Nessun paese ha contribuito più dell’Arabia Saudita nel sostenere l’estremismo islamico. L’ideologia salafita e la sua derivazione wahabita, sulla quale dal XVIII secolo si regge quel patto di sopravvivenza della monarchia saudita, è un compendio di radicalismo e intolleranza.
Incita alla violenza, combatte la libertà ed è apertamente ostile all’Occidente e alla democrazia. I manuali e i libri di testo che l’Arabia Saudita andava distribuendo per il mondo islamico erano spesso talmente radicali da essere adottati dalle scuole dell’Isis.
Non parliamo poi dei finanziamenti a gruppi o persone quali Sheik Abdullah el-Feysal, che chiedeva lo sterminio degli infedeli o Muhammad al-Arif, il quale sosteneva che “senza jihad i musulmani non hanno vita”.
Che dire inoltre delle vaste somme versate a scuole, fondazioni, reti televisive, centri di addestramento per imam, non solo nella regione ma in tutto il mondo islamico, che tanto hanno contribuito ad alimentare le fiamme del radicalismo più acceso.
E’ vero che il Qatar aveva offerto il proprio sostegno ai Fratelli Musulmani e a Hamas.
Ha però poi sottoscritto un accordo con Washington impegnandosi ad espellere o arrestare quelli che gli Stati Uniti consideravano sostenitori del terrorismo e di cessare gli aiuti a quei gruppi da loro visti come un pericolo per la stabilità della regione.
Oggi è a Doha che si svolgono le trattative tra Stati Uniti e Talebani per risolvere la questione afghana.
Grazie per la lettura
#EdoardoAlmagia

Considerazioni finali
Il fallimento dell’incontro di Helsinki ha complicato le cose: i rapporti tra Stati Uniti e Russia hanno subito una battuta d’arresto. Questo ha aggravato la situazione nei teatri più difficili, ora tutti in movimento. La situazione sembra cambiare ogni giorno, ma l’attenzione resta fissata sugli Stati Uniti e su quali pazzesche idee potrebbero venire in mente a Trump.
Molto atteso da chi segue le questioni internazionali, il vertice che era stato concordato tra il Presidente Americano e Putin nel corso della riunione del G-20 di Buenos Aires. Purtroppo la cattura da parte di Mosca nello Stretto di Kerch di tre navi militari ucraine ed i rispettivi equipaggi ha fatto si che il colloquio è stato annullato: è probabile verrà spostato agli inizi dell’anno prossimo.
Mosca resta comunque attiva nella partita, tanto che di recente si è svolto un incontro con una delegazione talebana. Lo scopo era incoraggiare i colloqui di Doha ed esplorare la possibilità di procedere verso un accordo. Da parte talebana sono state espresse riserve riguardo le prossime elezioni presidenziali ed il ruolo del futuro capo di stato.
Fissate in origine per il 15 Ottobre del 2016, le ultime elezioni parlamentari si sono svolte il 20 Ottobre di quest’anno, esclusa la provincia di Kandhar che votato la settimana dopo. Malgrado alcuni attentati, ai quali si sono uniti ritardi e difficoltà, a votare si calcola si sia recata il 45% della popolazione. Notevole il fatto che il 33% dei votanti erano donne. Le candidate femminili erano più 400 e per il meccanismo delle quote, 68 di loro andranno in Parlamento. I risultati finali sono attesi per il 20 Dicembre.
Si può dire che ad oggi le prospettive generali per una pace in Afghanistan siano migliorate e nuove opportunità sono emerse. Benché la stabilità nel paese sia tutt’ora precaria è nostro dovere, oltre che interesse, che sia messo in condizione di poter fare le scelte giuste e decidere da chi essere governato.
Per via dei meccanismi di potere, più importanti saranno le elezioni presidenziali attese per l’anno prossimo. L’attuale presidente non è popolare ed il paese resta sempre una Repubblica fragile dal processo politico instabile. È certo che i Talebani non faranno sconti e il rischio di nuovi attentati resta molto alto.