La storia di un Paese meraviglioso
Il regno di Zaher Shah
Dal 1963 al 1973 Zaher Shah tentò così di regnare da solo. Per assicurarsi quel minimo di tranquillità necessaria, cominciò subito col vietare ai membri della famiglia reale di interferire nella vita politica del Paese.
Acconsentì poi l’istituzione di un Parlamento composto da grandi feudatari. Contrariamente alle sue attese, questo si rivelerà presto un organo reazionario capace di bloccare ogni nuova proposta legislativa. Pescando tra le classi medie della capitale, andava alla ricerca di Primi Ministri capaci di essergli fedeli. Nessuno spazio viene concesso alla nascita di partiti politici, mentre gli amministratori pubblici erano ignoranti e sottopagati.
Nel 1964 Zaher promulgò una Costituzione e promosse riforme sociali quali il suffragio universale e l’emancipazione delle donne. Ciò portò alla nascita del Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan, di stampo marxista-leninista, che presto si divise in due correnti.
La prima, Parcham (bandiera), era capitanata da Babrak Karmal e mirava ad un programma di riforme moderate e graduali. La seconda, Khalq (popolo), aveva come capi Taraki e Amin e si distingueva per massimalismo e ostilità alla monarchia.
La tendenza di Zaher a bloccare ogni proposta proveniente dal governo finì col paralizzare l’attività politica del Paese. Nell’incapacità di procedere, i primi ministri si trovarono l’uno dopo l’altro costretti a dimettersi. Insieme alla paralisi, ovunque regnavano corruzione, contrabbando, traffici di droga e storno degli aiuti esteri destinati allo sviluppo del Paese che finivano invece nelle tasche dei Ministri.
Il regno di Zaher Shah
La politica estera di Zaher Shah, pur dichiarandosi basata sulla neutralità, si caratterizzava di fatto ad un riavvicinamento con gli Stati Uniti. Questi, dal canto loro, contribuivano allo sviluppo di nuovi progetti di opere pubbliche. Non è un caso l’apparire di nuove strade che congiungeranno il Paese all’Iran e al Pakistan.
Da questo sviluppo venivano però lasciate fuori la società rurale e il mondo contadino, con un conseguente appesantimento del sistema feudale, ancora elemento centrale della vita nelle campagne. Gli americani si erano poi messi in testa di sedentarizzare i nomadi su quelle nuove terre strappate al deserto. Il risultato fu che molti di questi fuggirono mentre i governatori delle province si arricchirono ulteriormente con le concessioni sui diritti dell’acqua. In cambio degli aiuti e della cooperazione, le risorse del Paese finirono per essere sfruttate dagli stranieri.