Isolazionismo: posizione dominante della politica estera degli Stati Uniti del XIX secolo
La politica estera americana del XIX secolo
Per meglio capire questo modo di vedere le cose sarebbe il caso di chiedersi come l’isolazionismo abbia assunto una posizione dominante nella politica estera americana del XIX secolo, perché gli Stati Uniti non abbiano giocato un vero e proprio ruolo negli affari mondiali e quali furono le conseguenze e le implicazioni di questo isolazionismo.

A spiegarlo, quattro i motivi principali:
1) Geograficamente distanti dall’Europa, nel corso del secolo gli Stati Uniti avevano potuto beneficiare di un forte senso di sicurezza. Il livello di tecnologia navale e militare dell’epoca era tale da far si che l’Atlantico formasse una vera e propria barriera, tanto che gli americani ritenessero garantita la loro sicurezza nazionale. Di ciò era convinto anche il presidente Lincoln: era sua opinione che gli Stati Uniti fossero al sicuro al di là delle loro barriere oceaniche indipendentemente da quel che avrebbero fatto le altre nazioni e che sarebbe potuto accadere altrove nel mondo.
2) Gli Stati Uniti avevano di fronte un vasto territorio inesplorato da colonizzare e sviluppare. Per anni, infatti, il movimento verso Occidente aveva non solo assorbito gran parte dell’attenzione e delle energie nazionali, ma aveva anche concentrato verso l’interno l’interesse degli americani. Questo ideale della frontiera aveva contribuito a creare una tradizione continentale che avrebbe più tardi avuto una risonanza sull’evoluzione dei loro rapporti internazionali. Si trattava di una situazione diversa da quella esistente nel XVIII secolo: l’America consisteva allora unicamente di 13 colonie affacciate sulla costa atlantica e quindi volte in direzione dell’Europa. L’espansione verso Ovest avrebbe coinvolto gli Stati Uniti in dispute e contrasti col vicino Messico, con la Spagna e soprattutto con l’Inghilterra.
3) Nel corso del XIX secolo gli Stati Uniti crebbero e si forgiarono come nazione. In quegli anni, infatti, gli americani svilupparono quelle che possono definirsi delle posizioni politiche di carattere nazionale. Si trattò di un periodo particolare perché ad eccezione degli anni tra il 1850 ed il 1870 non vi furono in Europa conflitti di rilievo, ma solo guerre brevi e decisive che non coinvolsero direttamente le grandi potenze e non superarono i confini del continente. Preceduti da un periodo di forti tensioni, gli anni tra il 1861 ed il 1865 videro invece gli stessi Stati Uniti coinvolti in un conflitto civile sanguinosissimo che rischiò di minarne l’esistenza.
L’Europa della Restaurazione si caratterizzò per il raggiungimento di un’efficace equilibrio di potere che impedì a qualsiasi nazione di turbarlo poiché sarebbe stata subito fermata dai rivali. Qualche tensione sorse dai moti rivoluzionari del 1848 ed in seguito dalla rapida ascesa della Prussia. Dopo il 1871 il cancelliere prussiano Bismarck, che nel frattempo aveva sconfitto la Francia di Napoleone III e messo fine al suo impero, si adoperò per ristabilire e poi mantenere un nuovo equilibrio di potere in Europa.
Questa situazione favorì gli Stati Uniti consentendo loro di svilupparsi come meglio volevano senza doversi preoccupare di eventuali interferenze esterne: dietro la stabilità di questi anni gli americani furono liberi di espandersi verso Occidente e concentrarsi sulle loro questioni interne.
4) In questo furono essenziali il ruolo dell’Inghilterra e della sua marina militare. La flotta inglese serviva infatti a conservare gli equilibri in Europa e allo stesso tempo proteggere gli Stati Uniti da eventuali intrusioni. Londra era al massimo della sua influenza e con la sua potente flotta era la sola nazione europea in grado di minacciare gli Stati Uniti: a ricordarcelo la guerra del 1812 e l’incendio di Washington.
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#EdoardoAlmagia

Rapporti Usa e Inghilterra dopo la caduta di Napoleone
Dopo la caduta di Napoleone, l’Inghilterra poteva dirsi nazione amica degli Stati Uniti o alla peggio neutrale nei loro confronti: era da tempo giunta alla conclusione che un’America indipendente e libera avrebbe meglio servito i suoi interessi economici e commerciali. Si trattava infatti di un mercato nel quale investire e vendere i prodotti delle sue manifatture.
Questi punti appena menzionati sono basilari per comprendere l’evoluzione della politica estera degli Stati Uniti e del loro cosiddetto isolazionismo. Consentirono loro di farsi un’idea del mondo in un periodo nel quale si sentirono liberi da pressioni o manovre provenienti dall’altro lato dell’Atlantico. Ciò fece sì che potessero credere nella pace e nel progresso, convincersi che il domani sarebbe stato migliore dell’oggi e che questo sarebbe stato l’ordine permanente delle cose.
Quel che gli americani avevano però dimenticato era di essersi sempre trovati coinvolti in tutte le turbolenze e le guerre che avevano caratterizzato il XVII e XVIII secolo.