Iran, il sorgere di una crisi

Una crisi quasi annunciata

Iran, il sorgere di una crisi

Come vedremo in seguito, le cause della Rivoluzione Islamica affondano le loro radici nella storia dell’Iran moderno e dell’evoluzione del mondo musulmano. In quei giorni di dramma e di passione, un loro ruolo lo ebbero tutte le componenti della società: élite laiche, classi medie, masse cittadine, ambienti rurali, movimento operaio e clero.

Ognuna aveva motivi ed aspirazioni proprie che finirono col confluire nel mare degli eventi. Talvolta insieme, talvolta in maniera indipendente, queste forze contribuirono ad avviare e condizionare le giornate rivoluzionarie. Se ad appropriarsene furono infine alcune minoranze determinate, questa è un’altra storia.

Gli eventi del 1979 segnarono la fine dell’autocrazia Pahlavi e l’avvento di un governo di religiosi, fondato sulla teoria Khomeinista del Velayat-e Faqih, versione contestata del credo Sciita che pone il giurisperito come vicario sulla Terra del Dodicesimo Imam, o Imam nascosto, vero Signore del mondo, in attesa della sua ricomparsa.

Quando scoppiano le rivoluzioni, queste si manifestano sempre come una sfida alle attese. Introducono idee nuove, spesso di portata universale, in grado non solo di catturare l’immaginazione ma anche di mettere in moto conflitti che all’inizio nessuno era in grado di prevedere.

Si potrebbe quasi parlare di un’accelerazione della Storia e ciò che ne emerge tende inevitabilmente a sfidare l’ordine costituito. Quali sono stati quei meccanismi profondi celati nelle pieghe della storia che ne spiegano le origini?

Alla radice, il problema è quello del confronto con la modernità, della ricerca di un futuro che non sia esclusivamente di matrice occidentale. E’ il trauma di una società antica che si scopre improvvisamente arretrata e che, per accedere al nuovo, si trova costretta ad assorbire principi di culture che le sono estranee.

Questo processo non può essere indolore: il tentativo di sopprimere il passato cercando di restare fedeli alle proprie tradizioni, finisce con l’esasperare le tensioni più profonde e riconfigurare non solo tutta la società ma l’intero popolo, con i suoi valori, le sue relazioni e le sue abitudini. Vediamo di capire meglio.

Grazie per la lettura

#EdoardoAlmagia

Considerazioni finali

Il fallimento dell’incontro di Helsinki ha complicato le cose: i rapporti tra Stati Uniti e Russia hanno subito una battuta d’arresto. Questo ha aggravato la situazione nei teatri più difficili, ora tutti in movimento. La situazione sembra cambiare ogni giorno, ma l’attenzione resta fissata sugli Stati Uniti e su quali pazzesche idee potrebbero venire in mente a Trump.

Molto atteso da chi segue le questioni internazionali, il vertice che era stato concordato tra il Presidente Americano e Putin nel corso della riunione del G-20 di Buenos Aires. Purtroppo la cattura da parte di Mosca nello Stretto di Kerch di tre navi militari ucraine ed i rispettivi equipaggi ha fatto si che il colloquio è stato annullato: è probabile verrà spostato agli inizi dell’anno prossimo.

Mosca resta comunque attiva nella partita, tanto che di recente si è svolto un incontro con una delegazione talebana. Lo scopo era incoraggiare i colloqui di Doha ed esplorare la possibilità di procedere verso un accordo. Da parte talebana sono state espresse riserve riguardo le prossime elezioni presidenziali ed il ruolo del futuro capo di stato.

Fissate in origine per il 15 Ottobre del 2016, le ultime elezioni parlamentari si sono svolte il 20 Ottobre di quest’anno, esclusa la provincia di Kandhar che votato la settimana dopo. Malgrado alcuni attentati, ai quali si sono uniti ritardi e difficoltà, a votare si calcola si sia recata il 45% della popolazione. Notevole il fatto che il 33% dei votanti erano donne. Le candidate femminili erano più 400 e per il meccanismo delle quote, 68 di loro andranno in Parlamento. I risultati finali sono attesi per il 20 Dicembre.

Si può dire che ad oggi le prospettive generali per una pace in Afghanistan siano migliorate e nuove opportunità sono emerse. Benché la stabilità nel paese sia tutt’ora precaria è nostro dovere, oltre che interesse, che sia messo in condizione di poter fare le scelte giuste e decidere da chi essere governato.

Per via dei meccanismi di potere, più importanti saranno le elezioni presidenziali attese per l’anno prossimo. L’attuale presidente non è popolare ed il paese resta sempre una Repubblica fragile dal processo politico instabile. È certo che i Talebani non faranno sconti e il rischio di nuovi attentati resta molto alto.