La storia di un Paese meraviglioso

L’invasione sovietica

Per meglio intendere il contesto di ciò che seguirà è bene ricordare che in quegli anni il mondo era in piena Guerra Fredda: come in ogni area considerata strategica, era ferma intenzione di Washington bloccare una possibile deriva filo-sovietica.

Proprio nel 1979, a seguito della Rivoluzione Islamica e della salita al potere dell’Ayatollah Khomeini, gli Stati Uniti avevano perso l’Iran, suo grande alleato nella regione, e volevano rimediare a questo smacco.

L’Unione Sovietica mascherò l’invasione come soccorso ad un governo fratello, quello del Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan, alle prese con una rivolta

iniziata nei distretti rurali e ormai estesa all’intero Paese. Tali erano le divisioni interne, che persino i gruppi comunisti erano a loro volta frammentati. Seguendo un piano da tempo stabilito, i sovietici entrarono prima a Kabul e in pochi giorni conquistarono gli altri principali centri urbani e tutte le basi strategiche.

Amin fu ucciso da reparti speciali travestiti da afghani mentre si era asserragliato nel Palazzo Tajbeg con un manipolo di fedeli. Al suo posto fu messo Karmal, prelevato dalla Cecoslovacchia, dove era stato inviato in precedenza da Amin e da Taraki con la scusa di una nomina diplomatica.

Il Paese insorse. Ovunque si formarono bande di combattenti islamici e le operazioni di guerriglia si fecero presto più massicce ed organizzate.

L’invasione provocò la collera del presidente americano Carter e mandò in fumo i colloqui russo-americani. Poco più tardi gli Stati Uniti disertarono le Olimpiadi di Mosca. In risposta, Brezhnev cercò di aprire un dialogo con l’Europa. Alla sua morte, avvenuta nel Novembre del 1982, lasciava dietro di sé un’Unione Sovietica in stallo, isolata e impantanata in una guerra inutile e difficilissima. Gli subentrò Yuri Andropov, in precedenza al comando del KGB.

L’invasione sovietica

In Afghansitan il conflitto si era trasformato in una feroce resistenza da parte di gruppi islamici piuttosto diversi tra di loro. Le rivalità più aspre erano quelle tra le bande di Gulbuttin Hekmatiar e Massoud, che era un tagiko.

Il Paese visse dieci anni di scontri durissimi seguiti da repressioni agghiaccianti e dalle rappresaglie dei combattenti islamici contro dell’esercito di Mosca. Gravissime furono le devastazioni, soprattutto dopo che l’aviazione russa iniziò a bombardare con insistenza le retrovie della guerriglia nella speranza di fiaccare l’insurrezione.

I russi distrussero sistematicamente tutti gli impianti idrici e l’intero sistema di distribuzione dell’acqua. Ad uscirne in ginocchio furono soprattutto i distretti rurali e le campagne. Molto patirono anche i centri urbani, tanto che Kandahar, che prima della guerra aveva 200.000 abitanti, alla fine delle ostilità ne poteva contare appena 25.000.

Nel 1989 l’Unione Sovietica fu costretta a lasciare l’Afghanistan ma non per questo rinunciò ad aiutare i suoi alleati. Grazie ai contributi di Mosca, Najibullah riuscì a mantenersi al potere per alcuni anni. Gli aiuti esteri agli insorti furono notevoli, soprattutto da parte del Pakistan, dell’Arabia Saudita e degli Stati Uniti. Si stima anche che il numero di volontari giunti dai paesi islamici fu di circa 25.000 uomini.

La guerra fu causa di un alto numero di vittime. L’Armata Rossa ebbe qualcosa come 26.000 morti e 53.000 feriti. 18.000 furono i morti tra le truppe governative. Più difficile contare le vittime tra i mujaheddin: si parla tuttavia di 80-90.000 morti. Ancora più ardue le stime sui civili: le vittime vengono calcolate tra le 600.000 e i 2 milioni.

Gravissimo anche il problema dei profughi. Secondo i calcoli, un terzo della popolazione del Paese si trovava in campi allestiti all’interno dei confini di Pakistan e Iran. Vi sarebbero stati in tutto circa 7 milioni rifugiati, 5 milioni dei quali avevano trovato ospitalità oltre frontiera e 2 milioni potevano contarsi come sfollati interni.

La Repubblica Democratica dell’Afghanistan sopravvisse al ritiro delle truppe di Mosca. Crollò nel 1992, dopo che il presidente russo Eltsin decise di sospendere ogni forma di aiuto al Paese. Nel frattempo, nel 1989 era caduto il Muro di Berlino. Due anni dopo implodeva l’Unione Sovietica. Il suo impero non esisteva più ed il comunismo, così come lo si era conosciuto, usciva dalla Storia.

Una volta ritiratesi le truppe sovietiche, gli Stati Uniti si disinteressarono presto delle sorti dell’Afghanistan.