La storia di un Paese meraviglioso

La caduta della Repubblica

Il 17 Aprile del 1992 venne proclamata la Repubblica Islamica dell’Afghanistan. Il Fronte di Resistenza dei mujaheddin, che bene o male era rimasto coeso nel corso dei combattimenti contro l’Armata Rossa, si frantumò. Fu così che una delle fazioni, quella dei Talebani, riuscì ad imporsi sul Paese.

Najibullah, che era stato nominato presidente il 30 Settembre 1987, sopravvisse per qualche tempo al ritiro delle truppe occupanti. Sempre più aggressive, le forze islamiche dei mujaheddin si impossessarono di Herat e di Kandahar.

I Presidente tentò un negoziato con i ribelli che non giunse in porto. All’Assemblea Generale delle Nazioni Unite egli espresse la sua preoccupazione riguardo l’andamento della guerra civile. Al momento dell’uscita dei sovietici il presidente controllava poco più che Kabul e alcuni altri territori.

Nel Marzo del 1990 sfuggì ad un tentativo di colpo di Stato organizzato dal suo Ministro della Difesa sotto la spinta di Gulbuddin Hekmatyar. Fallito l’anno successivo l’accordo con Ahmad Shah Massoud per via di un rifiuto dei mujaheddin, nell’Aprile del 1992 Najibullah fu costretto ad abbandonare la presidenza: Mosca aveva deciso di tagliare i sussidi, cosa che rese insostenibile la situazione militare per il Governo.

Una breve presidenza e morte di Najibullah

Alla guida del Paese giunse Rabbani, fondatore del partito fondamentalista Jamiat Islami, uno dei pilastri della resistenza contro l’Unione Sovietica. Intorno a sé riuscì ad unire tutti i gruppi tagiki del Nord, il cui comandante era Ahmad Shah Massoud. La cosa però non servì a mitigare le rivalità tra le fazioni dei mujaheddin.

Ecco più o meno come andarono le cose: mentre Hekmatyar bombardava Kabul, che era in mano a Massoud, i Talebani, combattenti islamici che provenivano dalle scuole coraniche, attaccarono il primo che fu costretto a fuggire perché preso tra due fuochi. L’assedio provocò una decina di migliaia di morti. Massoud investì gli Hazara, abitanti dei sobborghi meridionali della capitale. Questi ultimi, per proteggersi, cedettero le loro armi pesanti ai Talebani. La collaborazione fu però di breve durata.

I Talebani penetrarono nella zona sud di Kabul e Massoud riuscì a respingerli senza troppe difficoltà. Costretti ad abbandonare il campo, ripiegarono su Herat e sconfissero il signore della guerra Ismail Khan, che trovò riparo in Iran.

Loro successivo obbiettivo fu Jalalabad e poi di nuovo Kabul. Abdul Rashid Dostum, uno dei quattro signori della guerra afghani fuggì in Uzbekistan. Di origine uzbeka e capo di quella comunità, aveva combattuto i mujaheddin per conto del governo comunista. Divenuto poi un signore della guerra indipendente, combatte sia contro i mujaheddin che contro i talebani.

Anche Massoud, capo dell’Alleanza del Nord formata dai restanti guerriglieri islamici ostili ai Talebani fu costretto a ritirarsi: finì con l’arroccarsi nella regione del Panshir che comprendeva alcuni territori nel settentrione dell’Afghanistan.

Kabul cadde in mano ai Talebani nel Settembre del 1996. La capitale era stata distrutta dai Signori della Guerra che con le loro azioni avevano anche traumatizzato il Paese.

Il presidente Rabbani riuscì a fuggire mentre Najibullah, catturato all’interno degli uffici dell’Onu di Kabul, venne condannato a morte dal mullah Omar.

Di origine pashtoun, quest’ultimo era divenuto comandante in capo i tutti i Talebani. Decise di fare di Najibullah un esempio. Torturato, evirato e legato ad una jeep, fu trascinato per le strade della capitale e finito con un colpo alla testa. Il suo corpo, insieme a quello del fratello che era stato seviziato e poi strangolato, venne appeso a una garitta di cemento nei pressi del palazzo delle Nazioni Unite. Nell’Ottobre del 1997 il Paese prese il nome di Emirato Islamico dell’Afghanistan. Seguirono cinque anni di governo talebano.