La storia di un Paese meraviglioso
La figura di Hamid Karzai
Di origini pashtoun, Karzai conserverà la presidenza dell’Afghanistan fino al 29 Settembre del 2014. La sua famiglia era tra quelle che avevano sostenuto il regime di Zaher Shah.
All’epoca dell’invasione sovietica, si schierò contro i russi ed ebbe contatti con la Cia. Si adoperò anche per raccogliere fondi da destinare ai ribelli in guerra contro Mosca. Cacciati i russi, da principio si unì con la fazione talebana per poi rompere i rapporti con questi ultimi a causa dei loro legami con i servizi segreti Pakistani.
Nel 1997 lascia il Paese per trovare asilo a Quetta, continuando insieme alla sua famiglia l’opposizione al regime talebano. In risposta, questi ultimi gli uccidono il padre. Con l’invasione americana, si unì infine alla lega militare dell’Alleanza del Nord.
Nel Dicembre del 2001 si svolge a Bonn una conferenza nella quale si decide la struttura costituzionale da dare al Paese. I partecipanti erano politici afghani in esilio. Il trattato che ne seguì, istituiva un’amministrazione ad interim composta da 29 membri, alla cui testa viene posto lo stesso Karzai.
Una successiva Jirga, riunione di capi tribali e leader a vario titolo, lo sceglie come Presidente dell’Amministrazione Afghana Transitoria. Nell’Ottobre del 2004 è eletto presidente, con il sostegno degli Stati Uniti. Al suo insediamento sono presenti l’ex-re Zaher Shah e Dick Cheney, Vice-presidente dell’amministrazione Bush.
Non avendo ottenuto molto supporto dalle aree provinciali, si opera per sviluppare una politica di consenso e collaborazione con i capi locali. Per stabilizzare il suo potere decide di rimuovere dall’esecutivo gran parte dei Signori della Guerra. Questi ultimi tendevano a distinguersi per la loro invadenza. Avviò infine una campagna di riforme che risulta meno efficace rispetto alle attese.
Nelle successive elezioni dell’Agosto del 2009, Karzai ebbe come avversario il tagiko Abdullah Abdullah. Questi lo accusò di non aver risolto i problemi del Paese e di non fare abbastanza contro la corruzione che ne avvelenava la vita pubblica.
Malgrado pesanti accuse di brogli, a Karzai riuscì ancora ad ottenere la presidenza. Il suo potere rimase concentrato soprattutto a Kabul e nei suoi dintorni. Altre parti del Paese restavano in mano ai talebani e alla resistenza afghana. Benché cercasse di potenziarlo, l’esercito non aveva forza sufficiente per controllare l’insieme del territorio.
L’anno successivo, credendo prossima la vittoria, il contingente americano viene rinforzato e, con qualcosa come 100.000 uomini, raggiunge il suo massimo livello. Karzai, dal canto suo, chiede più volte il ritiro del contingente ISAF, che voleva sostituire con le forze armate nazionali.
Alla fine del 2014 buona parte della forza ISAF si ritira lasciandosi dietro solo alcuni contingenti.
Ashraf Ghani, nuovo Presidente dell’Afghanistan
Il 29 Settembre 2014, alla scadenza del suo secondo mandato, Karzai è sostituito alla presidenza da Ashraf
Ghani: anche in questo caso, numerose le accuse di brogli e scorrettezze. Viene comunque considerato come legittimo vincitore.
Di professione economista e studioso di antropologia, studia negli Stati Uniti dove vive anche per parecchio tempo. Nominato rettore dell’Università di Kabul, sotto la presidenza Karzai svolge il ruolo di ministro delle Finanze.
Appartenente alla tribù pashtoun Ahmadzai, per garantire gli equilibri necessari, si era scelto come vicepresidenti il Signore uzbeko della Guerra e generale Abdul Rashid Dostum e l’hazara Sarwar Danish, Ministro della Giustizia nel gabinetto Karzai.
Si opera presto a sviluppare l’economia nazionale ed aumentarne il volume delle esportazioni. Rafforza i legami con le ex-repubbliche sovietiche dell’Asia centrale ed inizia una politica di riavvicinamento al Pakistan nella speranza di facilitare i rapporti con i talebani.
I problemi purtroppo non scomparvero. Ghani passò allora ad accusare il Pakistan di condurre una guerra sotterranea contro il suo Paese e di essere il centro del potere talebano. Rafforzò così i suoi rapporti con India e Iran, soprattutto in campo economico.
A seguito della perdita di Raqqa e Mosul e la successiva sconfitta in Siria ed in Iraq, l’Isis aveva nel frattempo iniziato a volgere lo sguardo sull’Afghanistan. Vi mise piede nel 2015.
Il Califfato si radicava nelle province di Jowzhan e Nangarhar, aree a Nord-Est del paese. Si pensa abbia oggi in Afghanistan circa 3.000 combattenti. In Iraq ve ne sarebbero ancora intorno ai 16.000. In Siria sono 14.000 e controllano il 5% del territorio.
Loro obiettivo in Afghanistan è quello di creare uno Stato Islamico nella regione del Khorasan. Secondo una profezia di Maometto, alla Fine dei Tempi questo sarà il luogo dove sorgerà un esercito inarrestabile. Condotto dai vessilli neri dell’Islam, riacquisterà una per una le terre occupate dei musulmani fino a raggiungere Gerusalemme, per giurarvi fedeltà all’Imam al-Mahdi.
Mentre gli americani continuavano a mostrarsi ottimisti, Mosca iniziava a temere questa nuova presenza. Vi vedeva il rischio di un contagio del radicalismo nell’area del Caucaso. Per questo motivo decide di inviare aiuti ai talebani per combattere il Califfato.
Questi si sentono a loro volta minacciati: vi è infatti una competizione per diventare il gruppo combattente islamico dominante nella regione. Per via dei loro problemi con gli Uighuri del Sinkiang, ostili a nuovi santuari del terrorismo sono anche i cinesi.