La grande attrazione

Interessi americani sempre più evidenti in Estremo Oriente

Sindrome dell’Asia

Questi due precedenti paragrafi sono serviti a mostrare quanto nel corso della storia diplomatica americana fosse diffusa l’attrazione verso l’Asia e come rimanesse preponderante l’idea del rifiuto dell’Europa. Vi era una vera e propria sindrome della precedenza all’Asia, che Thoreau espresse molto bene affermando che “verso Oriente mi dirigo solo se costretto, ma verso Occidente vado liberamente. Devo muovermi in direzione dell’Oregon e non dell’Europa”.

Concluderò dicendo che all’inizio degli anni Trenta il Segretario di Stato Henry Stimson e il suo successore Cordell Hull si preoccuparono molto più delle azioni giapponesi in Asia che della salita al potere di Hitler in Germania. Aggiungo inoltre che alla fine degli anni ‘40 non era difficile trovare membri del Congresso pronti a venire in soccorso a Chiang Kai-shek e mostrarsi contemporaneamente contrari al piano Marshall, alla Nato e ad ogni altra forma di assistenza all’Europa.

Grazie per la lettura

#EdoardoAlmagia

Il Sistema dei Trattati

Ne derivò il cosiddetto “sistema dei Trattati”, che imponeva alla Cina una serie di restrizioni e concedeva invece agli stranieri un insieme di diritti. Da lì poi la corsa della Russia e delle potenze europee ad estendere la loro presenza in tutti quei territori confinanti con l’impero, che pur non facendone parte ne erano tributari e con questo mantenevano anche i maggiori rapporti politici e culturali.

Riguardo la Cina, gli Stati Uniti attuarono la politica della “Porta Aperta”. Vi fu anche l’annessione delle Filippine, il tutto in un periodo nel quale era pienamente operativa la chiusura verso l’Europa. Poco più tardi, nel 1919, merita essere ricordato l’aspro dibattito nel Senato riguardo la penisola dello Shantung e come la presunta svendita della Cina da parte del presidente Wilson avesse avuto conseguenze altrettanto importanti e difficili delle discussioni sulla Società delle Nazioni.