Politica americana
Espansionismo americano
Nel corso di questo testo si è visto come su quali basi ideali, pratiche e teoriche si sono formati gli Stati Uniti. Si è anche vista la genesi della dottrina Monroe e come ebbe poco effetto sull’Europa, tanto da far dire al premier inglese George Canning nel 1823 che “la dottrina, se così la si può definire, è del tutto inaccettabile sia per il mio governo che per la Francia”. A dargli scarsa importanza furono gli stessi americani.
Una volta terminato il processo di colonizzazione dell’intero territorio americano, abbiamo visto come questa dottrina acquistò la sua D maiuscola portando il Paese ad agire in tutti i modi per fare delle Americhe la loro riserva esclusiva. Fino alla metà del XIX secolo l’isolazionismo americano fu prudente e realistico, gli Stati Uniti non avendo nulla da guadagnare intervenendo nelle questioni europee, al punto che il tenersene fuori servì indubbiamente ad aiutarne lo sviluppo e la crescita come territorio, nazione e istituzioni politiche.
Chiusa la fase della colonizzazione dell’Ovest, gli americani iniziarono a cercare altri sbocchi per le loro pulsioni espansionistiche. Le potenze europee erano impegnate a spartirsi l’Asia e l’Africa e procurarsi basi navali nel Pacifico. In un mondo di crescenti rivalità imperiali, gli americani si accorsero presto di poter avanzare e proteggere i loro interessi solo attraverso una politica aggressiva ed espansionistica: ne seguì una febbre nazionalista, la cui volontà era quella di imporre il potere degli Stati Uniti.
Questo movimento ricordava in un certo senso la dottrina del “Destino Manifesto”, dandogli però un alone scientifico basato sulla teoria della selezione naturale e della sopravvivenza del più forte. A sostenerlo, si aggiungeva anche l’idea del genio della razza anglosassone in voga a quei tempi e come espressa da John Fiske in un articolo del 1885. In questa direzione anche un libello pubblicato dal reverendo Josiah Strong nel quale descriveva il ramo americano della razza anglosassone come predestinato da Dio al trionfo nella competizione fra le razze.
Altro e più celebre teorico dell’espansionismo americano fu l’ammiraglio Alfred Thayer Mahan, che faceva del potere marittimo la base della grandezza di una nazione. Egli insisteva per l’acquisizione di basi navali oltremare, soprattutto nei Caraibi e nel Pacifico e la costruzione di una flotta mercantile insieme ad una potente marina da guerra per proteggerla. Queste sue teorie influenzarono numerosi politici americani, soprattutto Theodore Roosevelt che nel 1897 sarebbe poi diventato sottosegretario alla Marina.
Questo clima portò ad una costante crescita della marina tanto che per la fine del secolo, in termini di navi da guerra, gli Stati Uniti erano inferiori solo all’Inghilterra e alla Germania: queste tre potenze ebbero quindi una grande influenza nella formazione del mondo moderno. Unendosi nel 1917 alla guerra tra Gran Bretagna e Francia contro la Germania, gli Stati Uniti a seguito della sconfitta di quest’ultima emersero come la prima potenza mondiale.
Un importante passo in questa direzione fu l’acquisto dell’Alaska dalla Russia, considerata dagli Americani come via d’accesso al Canada ed “un dito puntato verso l’Asia” per via delle isole Aleutine che si estendevano in direzione del Giappone. Se per gli Stati Uniti l’Alaska era un ponte naturale verso l’Asia nord-orientale, le isole Hawaii erano per loro la principale base commerciale in direzione dell’Oriente. A mantenere instabili i rapporti con questo regno vi era una contesa a tre con Francia ed Inghilterra. Ciò non impedì ai colonizzatori americani di creare importanti piantagioni di zucchero e di ananas e controllare sia l’economia che il governo delle isole.
Con l’annessione nel 1867 dell’isola di Midway gli Stati Uniti passarono in vantaggio, tanto che nel 1875 un trattato commerciale fece virtualmente delle Hawaii un protettorato americano. Nel 1877 ottennero Pearl Harbour come stazione per rifornimento di carbone e futura base navale. Le isole Hawaii furono finalmente annesse quando un manipolo di coltivatori di zucchero e di uomini di affari di Honolulu, con l’aiuto di funzionari americani, fecero cadere la monarchia per poi fondare una repubblica ad immagine di quella americana. Alcuni anni dopo, nel 1891, al trono salì la regina Liliuokalani con l’idea di porre termine a questa influenza straniera. Due anni dopo, Appoggiati dall’equipaggio dell’incrociatore Boston, gli americani organizzarono una rivolta che si concluse con la deposizione della regina, l’instaurazione di un governo provvisorio ed un appello a Washington per l’annessione delle isole.
La presidenza di Grover Cleveland
Entrato in carica all’inizio dello stesso anno, il presidente Grover Cleveland, indignato dal comportamento dei residenti americani, denunciò il trattato che nel frattempo era stato approvato dal Senato. Tornati al potere nel 1897, i Repubblicani decisero di negoziarne uno nuovo. Questo fu però bloccato dai Democratici che, insieme ai produttori di zucchero all’interno degli Stati Uniti, erano contrari ai richiami dell’imperialismo. Nell’estate dell’anno successivo, con la guerra contro la Spagna in corso, grazie all’espediente di una risoluzione congiunta del Congresso che richiedeva solo una maggioranza semplice, le isole Hawaii entrarono ufficialmente a far parte degli Stati Uniti d’America.
Nel 1878 gli Stati Uniti erano riusciti anche ad assicurarsi una base navale nelle isole Samoa ove presto emerse una rivalità con Gran Bretagna e Germania per il loro controllo. Nel 1899 venne firmato un accordo che consentì alla Germania di annettere le due isole maggiori, mentre agli americani sarebbe andato il resto dell’arcipelago.
Nel corso di questi anni era maturata una forma di orgoglio nazionale che spesso sfociava in prese di posizione sciovinistiche, tali da influenzare e segnare il punto di vista americano sulle questioni internazionali. All’interno della classe politica l’importanza dei mercati esteri cresceva sempre di più, così come l’idea che gli Stati Uniti potessero salvaguardare i loro interessi solo attraverso l’attuazione di una politica espansionistica. Dopo il 1890, se in passato non si voleva avere nulla a che fare con il resto del mondo, si era adesso pronti a creare dispute con tutti: a testimoniarlo, la crisi venezuelana del 1895.
Come appena visto, il presidente Cleveland non era favorevole ad un orientamento imperialista. Il 1896 fu però un anno di elezioni e quindi, per venire in aiuto al suo partito, egli andò alla ricerca di un argomento popolare intervenendo in una disputa tra Venezuela ed Inghilterra sui confini della Guyana Britannica. Il suo Segretario di Stato inviò a Londra una nota dal tono provocatorio con l’accusa di violare la Dottrina Monroe e richiedendo un arbitrato sulla contesa.
Il premier inglese Robert Gascoyne-Cecil, terzo marchese di Salisbury, rispose con un rifiuto e respinse la sua interpretazione della Dottrina Monroe. Grover Cleveland si rivolse allora al Congresso chiedendo la nomina di una commissione per determinare la linea di confine e, se necessario, mostrandosi pronto ad usare la forza.
Dato il clima che si respirava nel paese, il Congresso si mostrò pronto ad accogliere questa richiesta con molti dei suoi membri addirittura disposti a chiedere un intervento militare. L’Inghilterra, che in questa faccenda più di tanto non si sentiva coinvolta e si rendeva conto di trovarsi isolata in Europa, in quel momento era preoccupata soprattutto del graduale affermarsi del potere della Germania. Meglio dunque evitare un contenzioso con Washington.
A spostare ulteriormente l’attenzione di Londra da questa disputa, giunse dal Sudafrica la notizia dell’incursione di Jameson contro i Boeri del Transvaal: la cosa preoccupò gli inglesi, tanto più che venne seguita da una nota di congratulazioni inviata dal Kaiser Guglielmo II al presidente boero Kruger. La vicenda finì col chiudersi grazie ad un trattato con il Venezuela che rendeva effettivo l’arbitrato sulla disputa di confine: l’Inghilterra ottenne l’intero territorio conteso e la crisi si risolse in un riavvicinamento degli Stati Uniti con Londra.