La storia di un Paese meraviglioso

La reggenza di Hashem Khan (1933-1946)

Nel corso della sua lunga reggenza, Hashem Khan riprese con cautela alcune delle riforme iniziate da Amanullah.

Diffidente degli inglesi e dei sovietici, e non volendo vedere il Paese isolato, si legò alla Germania di Hitler che considerava troppo distante per essere un pericolo. Allo stesso tempo, però, la vedeva come sufficientemente ricca e dotata di mezzi e risorse per essergli di aiuto.

Scoppiato il secondo conflitto mondiale, Hashem Khan scelse la via della prudenza ed optò per una politica di neutralità. Non del tutto convinti, gli Alleati minacciarono di invadere il Paese e costrinsero il reggente ad espellere chiunque apparteneva ad un paese dell’Asse. Infine, per proteggere se stesso ed il trono, Hashem rese obbligatorio il servizio militare.

Il suo governo si distinse per severità e al punto che per molti non era difficile finire in carcere. Nel 1946, colpito da una malattia, Hashem lasciò il potere ed a occupare il trono fu Shah Mahmoud, altro cugino del re.

Di educazione francese, nel 1953 il Principe Daoud, cugino e marito della sorella del re, ottenne il titolo di Primo Ministro.

La reggenza di Hashem Khan (1933-1946)

Di fronte alle condizioni arretrate dell’Afghanistan, fece presto appello all’Unione Sovietica. Questa svolta improvvisa era da spiegarsi con la recente nascita della Repubblica Islamica del Pakistan, nazione del tutto nuova, creata il 14 Agosto del 1947 per dare rifugio ai musulmani dell’India. Quest’ultima si era liberata dal giogo degli Inglesi, che l’avrebbero presto lasciata concedendogli la piena indipendenza.

La nuova situazione fece sì che nel Pakistan finirono inclusi, loro malgrado, circa quattro milioni di pashtoun ai quali veniva negata l’indipendenza e rifiutata l’autonomia. Le cose si complicarono ulteriormente quando alcune di queste tribù si schierarono con i loro parenti afghani mentre altre optarono per Karachi.

Daoud era favorevole alla liberazione del Pashtounistan. Inviò presto dei fondi ai ribelli, cosa che provocò la rottura col vicino Pakistan. Questo paese era alleato e armato dagli Stati Uniti e attraverso il suo territorio transitavano i due terzi delle importazioni destinate all’Afghanistan.

Nel 1955, per confermare l’appoggio di Mosca, giunse a Kabul il presidente Nikita Krusciov. L’esercito afghano fu rifornito di armi, carburante e munizioni sovietiche. Furono finanziati grandi progetti di opere pubbliche e inaugurato un primo piano quinquennale di sviluppo economico. Sorsero modernissimi silos per il grano a rassicurare chi coltivava la terra, mentre schiere di tecnici russi trovarono posto negli uffici del Ministero per le Miniere e l’Industria.

Per tenersi buono l’elemento religioso i sovietici, benché si professassero atei, finanziarono e realizzarono anche il progetto di una grande moschea. Si ripagheranno il disturbo appropriandosi di tutto il gas estratto nella regione del Turkestan afghano.

Di particolare importanza per Mosca fu il grande lavoro di asfaltatura di tutte quelle arterie strategicamente importanti che conducevano dall’Asia centrale sovietica verso l’Oceano Indiano.

Le attività e il brulicare dei sovietici iniziò a preoccupare gli Stati Uniti che in tempo di Guerra Fredda non potevano vedere di buon occhio una simile penetrazione nel bel mezzo dei suoi due più importanti alleati nella regione: l’Iran e il Pakistan.

Washington si fece presto avanti proponendo un dollaro per ogni rublo concesso. Iniziarono con l’offerta di costruire un’enorme diga che avrebbe irrigato le Valli del Sud.

Daoud, dagli americani soprannominato “il principe rosso”, non esitò a giocare spregiudicatamente su due tavoli per portarsi a casa il più gran numero di vantaggi possibili. Fu così che grazie a queste rivalità iniziò a prendere forma una vera e propria modernizzazione del Paese.

Nel 1963 scoppiò l’ennesima crisi sul Pashtounistan. Venne chiusa la frontiera con il Pakistan mentre i gruppi di potere afgani iniziarono a lamentarsi di quella vedevano come un’eccessiva dipendenza da Mosca. Daoud non ebbe altra scelta che rassegnare le proprie dimissioni.