Il XIX secolo il grande periodo dell’espansione europea
Il contesto politico europeo
Alla caduta di Napoleone e nel periodo del Congresso di Vienna, vi erano molti angoli del mondo ancora sconosciuti all’Europa. Alla fine del secolo, attraverso l’opera di esploratori, missionari, commercianti, soldati, banchieri ed amministratori, la civiltà europea era entrata nelle aree più remote del mondo: il XIX secolo è stato infatti visto da molti come il grande periodo dell’espansione europea, già all’epoca descritta come imperialista.
Nel contesto politico europeo del XVIII secolo, i conflitti coloniali avevano avuto un ruolo importante. In seguito andarono gradualmente perdendo di importanza, tanto che nel 1852 il premier inglese Disraeli considerava le colonie come “dei macigni intorno al nostro collo”. Passati pochi anni emerse una nuova vocazione imperiale basata sulla competizione tra le nazioni tanto che, dopo il 1870, la civiltà europea si stava estendendo in tutto il mondo e numerosi imperi furono creati in Asia, Africa e nelle isole degli oceani. Alla fine del secolo una vastissima parte del mondo era passata sotto il controllo delle potenze europee.
Mentre queste ultime imponevano il loro dominio sulle aree occupate, negli stessi possedimenti coloniali si andavano lentamente sviluppando quei grandi ideali provenienti dall’Europa quali libertà, democrazia, nazionalismo, indipendenza e sovranità. In campo economico si sarebbe in seguito manifestata un’opposizione al capitalismo con la diffusione di idee socialiste.
Prima in Asia, poi in Medio Oriente ed in Africa questo processo fece penetrare e diffondere quell’insieme di princìpi figli della Guerra di Indipendenza americana, della Rivoluzione Francese e dei moti del 1848 sui quali si fondava l’Occidente: fu in questo modo che la storia dell’Europa finì con l’allargarsi per diventare parte di quella del mondo.
Verso la globalizzazione
Nel tempo prese forma una civiltà globale sempre più interconnessa che negli anni si sarebbe affermata provocando grandi difficoltà e stravolgimenti, scontri con la modernità dei quali siamo ancora oggi testimoni e che continuano a creare non pochi problemi. A globalizzarsi furono anche i mercati, la produzione, il lavoro e l’economia. Se in futuro fosse scoppiata da qualche parte una crisi, questa si sarebbe inevitabilmente estesa al mondo intero ed avrebbe colpito tutti indistintamente.
Quelli dal 1870 al 1914 furono gli anni dell’imperialismo e delle rivalità coloniali, del dominio di un popolo su un altro e del diffondersi nel mondo di quella civiltà industriale e scientifica che si esprimeva in Europa. Al centro del mondo civile vi era il continente europeo con le sue grandi potenze, che nel tempo avrebbe portato i suoi possedimenti coloniali ad entrare nella civiltà moderna e industrializzarsi per avere accesso ad una vita diversa e migliore.
Avere delle colonie era un metro per misurare la grandezza di un Paese e consentirgli di far parte delle nazioni che contano. Francia ed Inghilterra possedevano da secoli le loro mentre le nuove nazioni che si andavano formando dopo il 1860, Germania, Italia, Giappone e a loro modo anche gli Stati Uniti, dovevano adesso partecipare anche loro a questa corsa.