Un futuro già scritto

Quale futuro per l’Islam?

In quei paesi dove il sistema politico è più solido, l’Islam ha preso la strada delle elezioni e del confronto politico.

A ben ragionare, l’Islam non sarebbe diventato quella religione abbracciata dal 20% dell’umanità se fosse stato spinto e predicato solo da bande di estremisti.

Ad attirare sono state soprattutto la sua capacità di abbracciare le diversità insieme a quella grande curiosità intellettuale che si è manifestata in molte sfere.

 

Anche se vissuto nel XIII secolo, il poeta Rumi ha oggi nel mondo islamico un seguito ben maggiore di quello di bin Laden o di al-Baghdadi.

Per il buon fedele quel che conta è vivere una vita di santità, sottomettendosi alla volontà di Dio e seguendone i cinque princìpi (fede, preghiera, carità, digiuno e pellegrinaggio). Importante è anche raggiungere una giustizia temperata dalla compassione e dall’uguaglianza.

Un particolare futuro

Nel Corano la proibizione della guerra appare il doppio delle volte del termine jihad, il cui significato è spesso diverso da come lo si intende comunemente.

Tradotta, questa parola significa “sforzo”, per il quale si intende uno sforzo interiore, quel conflitto intimo che vede l’uomo lottare con sé stesso per seguire la retta via.

Quando indica la parola “combattimento”, intende più che altro descrivere una difesa dall’aggressione, tenendo presente che è comunque vietato colpire chi non è in grado di combattere come i vecchi, le donne e i bambini.

Spero essere riuscito a farvi capire che il credente non aspira alla rivoluzione o alla guerra, piuttosto ad una modernità senza secolarismo.

Ai suoi occhi, per gestire la società un governo religioso è meglio di uno laico e seguendo il Corano, gli sarà dunque possibile aspirare ad una modernità migliore.

Prendendo spunto dai fallimenti del kemalismo, pensa di poter realizzare più efficacemente i suoi obiettivi con la fede.