Una figura fondamentale
Sayyid Qutb
Tra gli arrestati da Nasser vi era quest’uomo. Egli diede alla sua visione di fondamentalismo una nota di anti-americanismo e di ostilità all’Occidente, che considerava moralmente corrotti.
Nato nel 1906 in un villaggio dell’Egitto centrale da una famiglia di proprietari terrieri noti per la loro fede, all’epoca della scuola imparò privatamente il Corano a memoria. Dopo i suoi studi universitari si dedicherà alla letteratura.
Trascorsi alcuni anni come insegnante e ispettore scolastico, si recherà negli Stati Uniti nel 1948 per tornare in Egitto due anni più tardi.

Aderì ai Fratelli Musulmani e dopo breve tempo si distinse come ideologo e tra i massimi esponenti del movimento stesso.
Partecipò al colpo di Stato contro re Faruq e, dopo l’attentato a Nasser del 1954, venne tradotto in carcere. Rilasciato, verrà nuovamente arrestato per essere poi impiccato il 29 Agosto del 1966.
Al contrario di Mawdudi, egli non credeva nella forza delle prediche e nell’utilità della persuasione.
L’azione sovversiva era necessaria per portare allo sradicamento violento dello Stato: per lui la jihad non aveva valore spirituale, ma assumeva significato in quanto azione fisica.
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#EdoardoAlmagia

Considerazioni finali
Il fallimento dell’incontro di Helsinki ha complicato le cose: i rapporti tra Stati Uniti e Russia hanno subito una battuta d’arresto. Questo ha aggravato la situazione nei teatri più difficili, ora tutti in movimento. La situazione sembra cambiare ogni giorno, ma l’attenzione resta fissata sugli Stati Uniti e su quali pazzesche idee potrebbero venire in mente a Trump.
Molto atteso da chi segue le questioni internazionali, il vertice che era stato concordato tra il Presidente Americano e Putin nel corso della riunione del G-20 di Buenos Aires. Purtroppo la cattura da parte di Mosca nello Stretto di Kerch di tre navi militari ucraine ed i rispettivi equipaggi ha fatto si che il colloquio è stato annullato: è probabile verrà spostato agli inizi dell’anno prossimo.
Mosca resta comunque attiva nella partita, tanto che di recente si è svolto un incontro con una delegazione talebana. Lo scopo era incoraggiare i colloqui di Doha ed esplorare la possibilità di procedere verso un accordo. Da parte talebana sono state espresse riserve riguardo le prossime elezioni presidenziali ed il ruolo del futuro capo di stato.
Fissate in origine per il 15 Ottobre del 2016, le ultime elezioni parlamentari si sono svolte il 20 Ottobre di quest’anno, esclusa la provincia di Kandhar che votato la settimana dopo. Malgrado alcuni attentati, ai quali si sono uniti ritardi e difficoltà, a votare si calcola si sia recata il 45% della popolazione. Notevole il fatto che il 33% dei votanti erano donne. Le candidate femminili erano più 400 e per il meccanismo delle quote, 68 di loro andranno in Parlamento. I risultati finali sono attesi per il 20 Dicembre.
Si può dire che ad oggi le prospettive generali per una pace in Afghanistan siano migliorate e nuove opportunità sono emerse. Benché la stabilità nel paese sia tutt’ora precaria è nostro dovere, oltre che interesse, che sia messo in condizione di poter fare le scelte giuste e decidere da chi essere governato.
Per via dei meccanismi di potere, più importanti saranno le elezioni presidenziali attese per l’anno prossimo. L’attuale presidente non è popolare ed il paese resta sempre una Repubblica fragile dal processo politico instabile. È certo che i Talebani non faranno sconti e il rischio di nuovi attentati resta molto alto.