Scenari possibili

Conflitto con la modernità

Scenari possibili

L’Iran è oggi alla ricerca di una modifica degli equilibri regionali. Per i governanti di Tehran, il vecchio ordine è crollato e le architetture politiche, così come gli equilibri e le idee che si sono affermate nella seconda metà del XX secolo non riflettono più la realtà odierna.

È perciò tempo di sostituirla con un sistema di rapporti consoni alle esigenze di un Paese che intende rivendicare un suo ruolo e proteggere i propri interessi.

Nell’attuale caos mediorientale sarà necessario trovare nuovi assetti, altrimenti il rischio è quello di scivolare in uno stato di disordine semi-organizzato e quasi permanente.

Si tratta di una fase di transizione non semplice: sarà inevitabile guardare anche all’Iran e coinvolgerlo in un ampio negoziato che vada oltre il nucleare, dato che è in gioco l’assetto politico di tutto il Medio Oriente.

Il percorso della Storia non è mai lineare. Gli ultimi tre secoli ci hanno insegnato che l’uomo intende progredire verso un percorso che vede affermarsi quelli che sono i grandi principi e i valori di libertà, rispetto, uguaglianza e dignità. Quanto sarà necessario attendere nessuno può dirlo, ma con il tempo, il succedersi delle generazioni ed il progredire degli eventi lo stesso regime iraniano troverà necessario adottare dei cambiamenti, aprirsi gradualmente e consentire maggiori libertà: un giorno sarà esso stesso ad entrare nei libri di storia.

Intanto il regime è molto cambiato. Se prima l’azione poteva essere diretta ad una rivoluzione mondiale, si è passati oggi alla difesa e al consolidamento dei risultati ottenuti oltre che a quello dello Stato. Con il passare di una generazione si è chiusa la fase eroica e si è aperta quella della burocrazia. Comunque la si voglia vedere, si è trattato di una grande e moderna rivoluzione di popolo, la prima in Medio Oriente. Fino ad oggi ha avuto un’influenza importante, se non a volte decisiva, sugli eventi della regione.

Grazie per la lettura

#EdoardoAlmagia

Considerazioni finali

Il fallimento dell’incontro di Helsinki ha complicato le cose: i rapporti tra Stati Uniti e Russia hanno subito una battuta d’arresto. Questo ha aggravato la situazione nei teatri più difficili, ora tutti in movimento. La situazione sembra cambiare ogni giorno, ma l’attenzione resta fissata sugli Stati Uniti e su quali pazzesche idee potrebbero venire in mente a Trump.

Molto atteso da chi segue le questioni internazionali, il vertice che era stato concordato tra il Presidente Americano e Putin nel corso della riunione del G-20 di Buenos Aires. Purtroppo la cattura da parte di Mosca nello Stretto di Kerch di tre navi militari ucraine ed i rispettivi equipaggi ha fatto si che il colloquio è stato annullato: è probabile verrà spostato agli inizi dell’anno prossimo.

Mosca resta comunque attiva nella partita, tanto che di recente si è svolto un incontro con una delegazione talebana. Lo scopo era incoraggiare i colloqui di Doha ed esplorare la possibilità di procedere verso un accordo. Da parte talebana sono state espresse riserve riguardo le prossime elezioni presidenziali ed il ruolo del futuro capo di stato.

Fissate in origine per il 15 Ottobre del 2016, le ultime elezioni parlamentari si sono svolte il 20 Ottobre di quest’anno, esclusa la provincia di Kandhar che votato la settimana dopo. Malgrado alcuni attentati, ai quali si sono uniti ritardi e difficoltà, a votare si calcola si sia recata il 45% della popolazione. Notevole il fatto che il 33% dei votanti erano donne. Le candidate femminili erano più 400 e per il meccanismo delle quote, 68 di loro andranno in Parlamento. I risultati finali sono attesi per il 20 Dicembre.

Si può dire che ad oggi le prospettive generali per una pace in Afghanistan siano migliorate e nuove opportunità sono emerse. Benché la stabilità nel paese sia tutt’ora precaria è nostro dovere, oltre che interesse, che sia messo in condizione di poter fare le scelte giuste e decidere da chi essere governato.

Per via dei meccanismi di potere, più importanti saranno le elezioni presidenziali attese per l’anno prossimo. L’attuale presidente non è popolare ed il paese resta sempre una Repubblica fragile dal processo politico instabile. È certo che i Talebani non faranno sconti e il rischio di nuovi attentati resta molto alto.