La storia di un Paese meraviglioso

Siccità, carestia e fame

Nel corso dell’inverno a cavallo tra il 1970 e il 1971, la neve non cadde. Ne seguì un periodo di siccità: il grano non cresceva e ciò costrinse gli allevatori a sbarazzarsi del bestiame. Si arrivò al punto che persino i nomadi furono costretti a mendicare.

Se il grano era impossibile da trovarsi, ve ne era invece molto nei silos dei capoluoghi. I Governatori provinciali lo vendevano, come d’abitudine, soltanto agli Arbab che invece di distribuirlo alla popolazione lo rivendevano a prezzi fino ad otto volte superiori a quelli di mercato.

Nel corso della carestia, gli aiuti alimentari concessi dagli Stati Uniti finirono tutti in mano ai feudatari che a loro volta erano in combutta con i Governatori. L’anno successivo la fame fece la sua comparsa e almeno centomila contadini morirono nel corso dell’inverno.

Alla fine del 1971 ebbe inizio un inverno lungo e durissimo. L’agonia delle campagne si aggravava. Per mancanza di foraggio, molte greggi perirono. La carne degli animali morti non poteva essere consumata perché considerata immonda: non era conforme ai precetti della religione. Ad ingrassare furono soprattutto i cani e i lupi.

Pur di procurarsi da mangiare, le famiglie contadine fecero di tutto, arrivando al punto di offrire le loro giovani figlie agli Arbab o ai funzionari di Stato. In cerca di radici e per procurarsi da mangiare si scavava persino nella neve.

Siccità, carestia e fame

Con l’arrivo della primavera non vi era ormai più nulla da piantare. A soccombere per primi furono i più deboli, i bambini e le donne. Il suolo gelato impediva ai morti di venire seppelliti. In alcuni villaggi apparvero i lupi.

Sulle acque del fiume Morghab si videro galleggiare un gran numero di carcasse di cani e di lupi uccisi da un’epidemia. Ad aggravare la situazione arrivò presto anche il colera.

Giunsero poi le piogge che durarono tutto il tempo della primavera, ma, purtroppo, come l’anno precedente non vi erano più sementi da piantare. La terra ed il deserto si coprirono di un manto verde, ma non vi erano più le greggi per i pascolo. A cibarsi dell’erba furono i contadini: la fame era così tenuta a bada, ma al prezzo di crampi allo stomaco e nausea.

Riprese le comunicazioni con Kabul, numerosi governatori annunciarono raccolti abbondanti. Venne però impedito l’accesso alle loro terre. Verso la fine della primavera si iniziò a seppellire i morti.

Gli americani decisero di inviare il grano direttamente ai contadini. Chiunque lo riceveva era però tenuto a farne denuncia al governatore provinciale, che in cambio chiedeva la disponibilità a lavori futuri e senza limite di tempo. Questi obblighi di servitù dovevano riprendere nel corso dell’estate del 1973.

Zaher Shah aveva lasciato il Paese per recarsi ad Ischia e concedersi un periodo di riposo e di cure termali. Gli eventi, uniti all’inefficienza e alla corruzione del regime, fecero sì che il sentimento popolare si diresse contro di lui. Il problema agrario restava ancora tutto da risolvere.