Una rivoluzione importante e diversificata
Storia di una Rivoluzione
Nel 1977 il crollo del prezzo del petrolio fece precipitare il Paese in una grave crisi economica. La pubblicazione di una lettera ostile all’Ayatollah Khomeini scatenò violente reazioni: manifestazioni e disordini scoppiarono nel centro religioso di Qom.
L’esercito intervenne con brutalità. Disordini più gravi scoppiarono a Tabriz, seguiti da altri episodi simili: proteste e vittime aumentavano e ogni funerale si trasformava in un’occasione per ulteriori agitazioni.

L’8 Settembre 1978, a seguito dell’uccisione di numerosi manifestanti in Piazza Jaleh a Tehran, il Governo impose la legge marziale.
Scioperi ed agitazioni furono indetti in tutto il Paese.
Colto di sorpresa, lo Shah decise di fare un passo indietro e promise ulteriori riforme. Purtroppo non ottenne l’appoggio delle forze democratiche.
L’opposizione ne uscì rafforzata. Dal suo esilio Khomeini fiutò la debolezza del regime e chiese le dimissioni dello Shah.
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#EdoardoAlmagia

Considerazioni finali
Il fallimento dell’incontro di Helsinki ha complicato le cose: i rapporti tra Stati Uniti e Russia hanno subito una battuta d’arresto. Questo ha aggravato la situazione nei teatri più difficili, ora tutti in movimento. La situazione sembra cambiare ogni giorno, ma l’attenzione resta fissata sugli Stati Uniti e su quali pazzesche idee potrebbero venire in mente a Trump.
Molto atteso da chi segue le questioni internazionali, il vertice che era stato concordato tra il Presidente Americano e Putin nel corso della riunione del G-20 di Buenos Aires. Purtroppo la cattura da parte di Mosca nello Stretto di Kerch di tre navi militari ucraine ed i rispettivi equipaggi ha fatto si che il colloquio è stato annullato: è probabile verrà spostato agli inizi dell’anno prossimo.
Mosca resta comunque attiva nella partita, tanto che di recente si è svolto un incontro con una delegazione talebana. Lo scopo era incoraggiare i colloqui di Doha ed esplorare la possibilità di procedere verso un accordo. Da parte talebana sono state espresse riserve riguardo le prossime elezioni presidenziali ed il ruolo del futuro capo di stato.
Fissate in origine per il 15 Ottobre del 2016, le ultime elezioni parlamentari si sono svolte il 20 Ottobre di quest’anno, esclusa la provincia di Kandhar che votato la settimana dopo. Malgrado alcuni attentati, ai quali si sono uniti ritardi e difficoltà, a votare si calcola si sia recata il 45% della popolazione. Notevole il fatto che il 33% dei votanti erano donne. Le candidate femminili erano più 400 e per il meccanismo delle quote, 68 di loro andranno in Parlamento. I risultati finali sono attesi per il 20 Dicembre.
Si può dire che ad oggi le prospettive generali per una pace in Afghanistan siano migliorate e nuove opportunità sono emerse. Benché la stabilità nel paese sia tutt’ora precaria è nostro dovere, oltre che interesse, che sia messo in condizione di poter fare le scelte giuste e decidere da chi essere governato.
Per via dei meccanismi di potere, più importanti saranno le elezioni presidenziali attese per l’anno prossimo. L’attuale presidente non è popolare ed il paese resta sempre una Repubblica fragile dal processo politico instabile. È certo che i Talebani non faranno sconti e il rischio di nuovi attentati resta molto alto.