Riepilogo degli indirizzi politici e dell’andamento della guerra

La politica estera americana

Le scelte diplomatiche del generale Robert Lee

Come è vero anche oggi, vi è una stretta correlazione tra lo svolgersi degli eventi sul campo e le scelte diplomatiche. Quando il generale confederato Robert Lee decise di condurre le sue truppe nel Nord, lo fece nella speranza che una sua vittoria avrebbe persuaso la Gran Bretagna a riconoscere diplomaticamente gli Stati Confederati.

Verso la fine dell’estate del 1862 il governo inglese meditò a lungo sull’opportunità di intervenire. La scarsità di cotone iniziava a farsi sentire, la disoccupazione aumentava e Napoleone III insisteva per una mediazione da svolgere con Londra che ponesse fine alla guerra, al blocco navale e riconoscesse l’indipendenza degli Stati del Sud.

Fino a quel momento, l’incapacità degli eserciti dell’Unione di ottenere vittorie importanti diede agli Inglesi l’impressione di potersi offrire come mediatori per arbitrare la fine del conflitto. Al contrario di Gladstone, favorevole a appoggiare la causa del Sud, Lord Palmerston era dell’opinione che conveniva attendere l’esito di questa offensiva: se Lee avesse vinto, Washington si sarebbe aperta a questa mediazione e Londra si sarebbe fatta avanti con una proposta. Se al contrario avesse perso, all’Inghilterra conveniva tenersi in disparte: quando il premier inglese apprese dell’esito negativo dello scontro ad Antietam, affermò di non poter più sperare in una mediazione: i Confederati erano appena stati battuti e sarebbe stato meglio attendere ulteriori sviluppi.

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#EdoardoAlmagia

La politica diplomatica europea

Con riferimento al resto dell’Europa, la Guerra Civile americana era scoppiata in un momento nel quale il suo assetto era in rapido mutamento. Lord Palmerston poteva anche esaltarsi col problema della scarsità di cotone o con episodi tipo quello della nave Trent, ma la diplomazia inglese si trovava ad essere coinvolta in altri e ben più immediati problemi: il movimento per l’unificazione dell’Italia, che raggiunse il suo apice tra il 1859 e il 1861, senza menzionare poi i tentativi garibaldini di impossessarsi di Roma; il sollevamento in Polonia del 1863 e l’anno successivo la guerra tra Austria e Prussia.

Questi eventi non solo preoccupavano Londra, ma assorbivano anche l’attenzione delle grandi capitali europee. A farla breve, erano soprattutto le tensioni in Europa ad invitare alla prudenza e al non intervento nella Guerra Civile Americana. Dopo la sconfitta di Antietam del 1862 in tutta Europa la causa confederata stava perdendo terreno. A seguito di Gettysburg e di Vicksburg fu senza speranza.

A partire dal 1864 furono i sudisti stessi a rendersi conto che avevano perduto ogni possibilità di riconoscimento. La situazione era precipitata a tal punto che un agente confederato di nome Kenner fu inviato in missione a Londra e a Parigi con la proposta di rinunciare alla schiavitù in cambio di un riconoscimento diplomatico. Che questa sua missione fosse del tutto priva di speranza era lui stesso a saperlo.

In fin dei conti, anche se il timore di un intervento europeo non era mai stato così reale come supposto dai Nordisti nel 1861, né così imminente come lo si era creduto nel Sud, ciò di cui abbiamo scritto lasciò tra Stati Uniti ed Europa uno strascico di sfiducia che durò fino alla fine del secolo.

Malgrado non poche ambiguità, a dire il vero Londra non aveva fatto che seguire una politica di prudente neutralità con una preferenza nei confronti del Nord. Nel Sud si riteneva invece di essere stati traditi ed ingannati. A modo suo, ognuna delle parti in conflitto aveva qualcosa da recriminare e ciò si sarebbe riflesso soprattutto sulle possibilità di un’intesa sincera tra Stati Uniti ed Inghilterra.