Dispute sullo schiavismo
Nel 1949 la California promulgò una Costituzione che vietava lo schiavismo
Con l’avanzare del tempo le dispute sullo schiavismo andavano aumentando, il Texas pretendeva una parte del Nuovo Messico e nel 1848 fu scoperto dell’oro nella valle del Sacramento. L’anno successivo la California fu invasa da circa 80 mila cercatori d’oro ed inoltre promulgò una Costituzione che vietava lo schiavismo per poi entrare nell’Unione come Stato nel 1850. Pochi mesi dopo altrettanto fece il Nuovo Messico.

L’ammissione di questi due Stati come liberisti creò delle preoccupazioni al Sud, in quanto avrebbe potuto modificare l’equilibrio regionale nel Senato: all’epoca infatti gli Stati liberisti e quelli schiavisti erano in numero pari, 15 per parte. Con l’ammissione della California come Stato liberista, il Sud che era già in netta minoranza alla Camera perse la parità di rappresentanza in Senato.
Negli Stati del Sud, soprattutto nella Carolina del Sud e nel Mississippi, dove la popolazione di colore era la maggioranza, si andava sviluppando un inquietante movimento secessionista. Di fronte a questo pericolo per l’Unione il 31° Congresso si adoperò alla ricerca di un compromesso. A sbloccare la situazione giunse l’improvvisa morte del presidente Taylor nel Luglio del 1850. A metà Settembre il cosiddetto Compromesso del 1850, raggiunto per far rispettare la legge sugli schiavi fuggitivi, era stato approvato: nessuna delle parti era pienamente soddisfatta ed i più radicali tra i Sudisti si convinsero che non vi fosse futuro all’interno dell’Unione.
Le crescenti differenze tra Nord e Sud stavano creando e rafforzando in quest’ultimo un senso di unità, accompagnato da un sentimento di diversità rispetto al resto del paese.
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#EdoardoAlmagia

Cuba: l’ultimo lembo rimasto dell’Impero Spagnolo
Le presidenziali del 1852 aprirono le porte della Casa Bianca a Franklin Pierce. Egli sapeva che gli americani erano soprattutto interessati a porre fine alle contese interne. Per distogliere lo sguardo dalla questione schiavista e dalle complicazioni che ne seguivano, il nuovo presidente pensò che non vi sarebbe stata cosa migliore che lanciarsi in una politica estera espansionista. Intendeva in questo modo concedersi quello spazio di manovra che gli mancava nel paese. A Cuba lo schiavismo ancora esisteva ed egli pensò bene di appropriarsene.
Quest’isola era l’ultimo lembo rimasto dell’Impero Spagnolo nel continente americano e si trovava in un’importante posizione strategica. Provenienti soprattutto dagli Stati del Sud, alcuni reduci della guerra messicana organizzarono spedizioni con l’intento di occuparla. I cubani però non si sollevarono e la loro delusione fu grande. Nel 1854 il Segretario di Stato William Marcy incaricò il rappresentante americano a Madrid di offrire 130 milioni di dollari per l’acquisto di Cuba.
Era sottinteso che se l’offerta fosse stata respinta sarebbe stato possibile usare altre vie per sottrarla al dominio spagnolo. Da queste manovre ne uscì il cosiddetto “Manifesto di Ostenda” che però finì in mano alla stampa. Gli ambienti anti-schiavisti del Nord ne furono indignati, tanto che Marcy dovette smentire tutto e naufragò così il tentativo di annettere Cuba. La mancata acquisizione di un territorio nel quale si praticava ancora lo schiavismo fu per il Sud una grande delusione.