Conflitti con il Messico
L’espansione inglese e i timori degli Stati Uniti
Mentre si svolgevano questi fatti, dei coloni americani posarono lo sguardo su altri due territori scarsamente popolati appartenenti anche loro al Messico: la California ed il Nuovo Messico. Tra il 1830 ed il 1840 vi si stabilirono un certo numero di commercianti, presto seguiti da una prima ondata di coloni. Nel 1845 se ne contavano circa 700 che già pensavano a rendersi indipendenti dal Messico per far parte degli Stati Uniti. In quel frangente, sia il presidente Tyler che il governatore del Tennessee James Knox Polk temevano che Londra avrebbe potuto estendere le sue mire anche alle coste del Pacifico.

Poco prima della scadenza del suo mandato, il presidente Tyler, nel Novembre del 1844, suggerì che il Congresso realizzasse l’annessione del Texas con una risoluzione congiunta delle Camere: l’espediente avrebbe richiesto una maggioranza semplice piuttosto che quella di due terzi richiesta al Senato per la ratifica di un trattato. Una volta approvata, Tyler la firmò a due giorni dalla fine del suo mandato il 10 Marzo 1845. In risposta, Londra tentò di persuadere il Texas a mantenere la sua indipendenza ma questi votò l’annessione ed entrò nell’Unione come Stato unico nel Dicembre 1845.
Il 4 Marzo del 1845 Polk fece il suo ingresso alla Casa Bianca per rimanervi fino al 1849. Era un Democratico che in politica estera si era impegnato nel corso della sua campagna elettorale ad espandere la nazione secondo la teoria del Destino Manifesto. Primo punto del suo programma era l’annessione del Texas, avvenuta però poco prima che egli entrasse in carica. Il secondo era l’allargamento dei confini del territorio dell’Oregon ed il terzo l’acquisizione della California dal Messico.
All’inizio del XIX secolo, Russia, Gran Bretagna Francia e Spagna avevano tutte avanzato pretese sul quell’insieme di territori che dalla California arrivavano all’Alaska e dalle Montagne Rocciose fino al Pacifico. Entro breve tempo la vertenza finì col ridursi ad una disputa tra Stati Uniti ed Inghilterra che si concluse in un accordo che lasciava questi spazi aperti ad entrambi.
L’interesse americano per questi territori si riaccese dal 1840, tanto che alla fine del 1845, dopo aver instaurato un governo provvisorio, i coloni americani chiesero di ottenere l’esclusiva giurisdizione dagli Stati Uniti. Facendo riferimento alla dottrina Monroe, il presidente Polk informò il Congresso che non avrebbe consentito sul continente americano la presenza di colonie europee. Queste le sue parole, il cui senso non poteva essere più evidente: “E’nostra politica dichiarata che nessun altra colonia o dominio europeo possa essere stabilita in qualsiasi parte del continente americano”. Era un avviso a chiunque di tenersi lontani da quei territori che intendeva annettere al paese. Sottolineò anche come palese ed inequivocabile il diritto degli Stati Uniti sull’Oregon, diritto che se necessario avrebbe difeso fino in fondo.
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#EdoardoAlmagia

Deterioramento dei rapporti Washington e Messico
A Londra questa dichiarazione fece poco effetto. Accadde però che le relazioni tra Washington ed il Messico finirono col deteriorarsi rapidamente. Dal canto suo l’Inghilterra aveva trasferito sull’isola di Vancouver la sede della compagnia della Baia di Hudson. A questo punto, a nessuna delle due parti conveniva più iniziare una diatriba sui confini tra i rispettivi territori: fu presto raggiunto un compromesso ed il confine tra Stati Uniti e Canada venne stabilito al 49° parallelo.
Il trattato dell’Oregon fu ratificato dal Senato il 18 Giugno del 1846. Per via del clima e della natura del terreno, questi entrò a far parte dell’Unione come Stato libero. I Democratici dell’Ovest, che ai termini di questo compromesso erano contrari, si sentirono traditi e ne sarebbe presto nata una frattura all’interno del Partito.
Dopo un periodo di attriti e risentimenti tra coloni americani e autorità messicane, al momento dell’annessione del Texas il Messico ruppe le relazioni con gli Stati Uniti. La stampa locale iniziò a premere per una guerra. Nell’estate del 1845, il presidente Polk, che non poteva non appoggiare le pretese del Texas sui confini tra i due paesi e che poco prima aveva tentato invano di acquistare la California, ordinò al generale Taylor di entrare nell’area contesa. A seguito di questa guerra il Messico perse anche i suoi territori del Nord-Ovest.
Il 2 Febbraio 1848 con il trattato di Guadalupe Hidalgo il Messico cedette agli Stati Uniti i territori della California e del Nuovo Messico e la nuova frontiera tra i due Paesi fu stabilita dal corso del fiume Rio Grande. Entrambi saranno ammessi nell’Unione come Stati liberisti. Questa fu la prima guerra nella quale un presidente degli Stati Uniti agì da Comandante in capo delle Forze armate come indicato dalla Costituzione.
All’epoca i più ferventi espansionisti provenivano dai ranghi del Partito Democratico ed erano originari degli Stati del Sud. Come vedremo più avanti, chi si era opposto alle posizioni del presidente Polk riteneva che avessero come scopo quello di favorire gli interessi del Sud e dei latifondisti proprietari di schiavi.