Un lungo processo di conflitti
Indipendenza ed espansione
Questa guerra, che vide un manipolo di coloni inglesi schierarsi contro la madrepatria, fu la prima guerra di indipendenza dei tempi moderni che si concluse con lo spezzarsi dei vincoli imperiali. Ne emerse una nazione nuova fondata su un insieme di idee differenti da quelle europee, a volte anche opposte, che col tempo avrebbero portato all’affermarsi di una coscienza nazionale. Non a caso quest’esempio servì da modello ad altri popoli coloniali che successivamente lottarono per la loro libertà.

Alla fine del XVIII secolo gli Stati Uniti erano un paese piccolo, debole, abitato da poco più di tre milioni di abitanti. Di questi, la maggior parte viveva in aree rurali e solo il 3,3% risiedeva in centri urbani con ottomila o più abitanti. Circa metà della popolazione non aveva ancora raggiunto i 16 anni di età ed oltre la metà del suo territorio era in mano ad altri. La loro economia dipendeva soprattutto dall’Inghilterra ed i suoi ordinamenti politici lasciavano ancora a desiderare. Non avevano una marina e l’esercito contava 840 uomini.
Passati circa cent’anni questa nazione si era trasformata in un gigante: le sue dimensioni erano quelle di un continente, la sua popolazione era superiore a quella di qualsiasi altro paese europeo eccetto la Russia, la sua economia era la più produttiva del mondo ed il suo governo si era fatto forte, stabile e sufficientemente centralizzato.
Il momento di maggior crescita avvenne tra il 1877 ed il 1892: le industrie americane moltiplicarono per tre la loro produzione, tanto che nel 1890 gli Stati Uniti erano diventati il più grande paese produttore del mondo. Nello stesso anno la loro rete ferroviaria era più estesa di quella di tutto il continente europeo, Russia ed Inghilterra incluse. Fino al 1914 gli americani importavano capitali finanziando la loro crescita soprattutto grazie ad investimenti britannici ed europei. Dopo il 1918 gli Stati Uniti erano diventati esportatori di capitali.
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#EdoardoAlmagia

Le azioni del presidente Jefferson
Se da un lato le grandi nazioni europee rivaleggiavano nel mondo per lanciarsi alla conquista di possedimenti imperiali scatenando rivalità che sarebbero sfociate nel primo conflitto mondiale, gli Stati Uniti dal canto loro potevano costruirsi un impero in casa propria andando alla conquista dei territori d’Occidente, dagli Appalachi fino alle acque del Pacifico.
Nel 1803 il presidente Thomas Jefferson procedette con l’acquisizione della Louisiana. Il suo successore James Madison conquistò la Florida, la cui parte orientale fu successivamente acquisita sotto la presidenza Monroe con la minaccia dell’uso della forza. Tra il 1845 e il 1853 vi furono altre annessioni: quella del territorio dell’Oregon nel 1846, del Texas nel 1845, seguita da quella di vasti territori messicani nel 1848 e dall’acquisto Gadsden nel 1853. Questi vastissimi territori furono ben presto colonizzati, tanto che l’idea della frontiera continua ancora oggi a permeare lo spirito americano. I nativi furono spazzati via per essere sostituiti da una democrazia di matrice capitalista.
Fissate in origine per il 15 Ottobre del 2016, le ultime elezioni parlamentari si sono svolte il 20 Ottobre di quest’anno, esclusa la provincia di Kandhar che votato la settimana dopo. Malgrado alcuni attentati, ai quali si sono uniti ritardi e difficoltà, a votare si calcola si sia recata il 45% della popolazione. Notevole il fatto che il 33% dei votanti erano donne. Le candidate femminili erano più 400 e per il meccanismo delle quote, 68 di loro andranno in Parlamento. I risultati finali sono attesi per il 20 Dicembre.
Si può dire che ad oggi le prospettive generali per una pace in Afghanistan siano migliorate e nuove opportunità sono emerse. Benché la stabilità nel paese sia tutt’ora precaria è nostro dovere, oltre che interesse, che sia messo in condizione di poter fare le scelte giuste e decidere da chi essere governato.
Per via dei meccanismi di potere, più importanti saranno le elezioni presidenziali attese per l’anno prossimo. L’attuale presidente non è popolare ed il paese resta sempre una Repubblica fragile dal processo politico instabile. È certo che i Talebani non faranno sconti e il rischio di nuovi attentati resta molto alto.