L’eredità puritana e i primi passi di una Nazione in attesa di nascere

L’ideologia dei puritani

I puritani al potere

Questa storia inizia con gruppi di coloni provenienti dall’Inghilterra che per sopravvivere devono lottare contro gli elementi e anche difendersi dalle tribù indiane, dai Francesi e gli Olandesi, che pure loro stavano mettendo piede sul continente. Per farvi fronte, nel 1643 quattro colonie inglesi decisero di unirsi creando la Confederazione della Nuova Inghilterra.

In un’ottica più ampia, tra il 1689 ed il 1763 gli Inglesi e i Francesi si trovarono coinvolti in quattro guerre successive: la guerra della Lega di Augusta, quella della successione Spagnola, della successione Austriaca ed infine quella dei Sette Anni. Le prime tre ebbero inizio in Europa e finirono poi con l’estendersi oltre Atlantico. Ogni grande guerra del periodo aveva infatti un suo parallelo al di là dell’oceano. Va anche ricordato che lo scontro tra Francia ed Inghilterra per la supremazia sul continente americano ebbe inizio molto presto.

Per i coloni americani queste erano tutte guerre straniere. A trasformarsi in un conflitto più vasto fu la guerra dei Sette Anni (1756-1763), che vide scontri in Europa, nel Mediterraneo, in India, nelle Antille e in territorio nord-americano. Alla fine di questa guerra l’Inghilterra ottenne il Canada e tutti quei possedimenti francesi che si trovavano ad oriente del fiume Mississippi. Dalla Corona spagnola, in cambio della restituzione di Cuba e delle Filippine, ricevette la Florida.

Tra le conseguenze di questa guerra, il raddoppio del debito dell’Inghilterra che presentò non pochi problemi, tanto che il re cercò di ottenere soldi dalle colonie, denaro che serviva però anche a difenderle.

Queste richieste suscitarono scontento tra i coloni, tanto che decisero di staccarsi dall’Inghilterra. Ne seguì un conflitto nel quale finì con l’inserirsi la Francia, trasformando così una guerra locale in uno scontro mondiale. Per Luigi XVI si trattava di un modo per capovolgere i risultati della guerra dei Sette Anni. Dopo la battaglia di Saratoga del 1777 riconobbe i ribelli, schierandosi ufficialmente al loro fianco. A seguito di questa sconfitta inglese, nel 1779 anche la Spagna decise di entrare in guerra come alleata della Francia. L’anno successivo, a questa coalizione contro l’Inghilterra si unirono Olandesi, Svedesi, Danesi e Russi.

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#EdoardoAlmagia

La nascita effettiva dello Stato

Dopo la Dichiarazione di Indipendenza del 1776, “il ripudio dell’Europa – come scrisse John dos Passos – è dopo tutto la principale ragion d’essere dell’America”. Questa dichiarazione rappresentò infatti ben più di una semplice frattura con l’Inghilterra e con l’Europa: era soprattutto la volontà di smarcarsi da tutti quegli aspetti negativi che agli occhi dei coloni caratterizzavano l’Europa del XVIII secolo.

Trovatisi di fronte ad un continente ancora vergine, gli americani avrebbero avuto l’opportunità di edificare una nuova società e vivere in un mondo migliore. In poche parole, avrebbero potuto sganciarsi dalle dinamiche del Vecchio Continente per imbarcarsi in un esperimento nobilissimo e del tutto nuovo che non avrebbe avuto alcuna possibilità di realizzarsi se fossero rimasti coinvolti nelle beghe e nelle consuetudini dell’Europa.

Solo questo distacco avrebbe consentito la realizzazione di quel credo puritano che vedeva l’America come “la città sulla collina” e “l’ultima speranza di Dio sulla terra”. Questi concetti sono utili a spiegare l’idea dell’eccezionalismo americano che in seguito si sarebbe spesso manifestata nella politica degli Stati Uniti, così come l’atteggiamento isolazionistico che in origine non era che una scelta cosciente di evitare il coinvolgimento nelle faccende europee.
Come vedremo in seguito e queste righe ce lo spiegano, non si può definire la tradizione politica americana del XIX secolo in termini di semplice isolazionismo e limitarsi a questo.

Fissate in origine per il 15 Ottobre del 2016, le ultime elezioni parlamentari si sono svolte il 20 Ottobre di quest’anno, esclusa la provincia di Kandhar che votato la settimana dopo. Malgrado alcuni attentati, ai quali si sono uniti ritardi e difficoltà, a votare si calcola si sia recata il 45% della popolazione. Notevole il fatto che il 33% dei votanti erano donne. Le candidate femminili erano più 400 e per il meccanismo delle quote, 68 di loro andranno in Parlamento. I risultati finali sono attesi per il 20 Dicembre.

Si può dire che ad oggi le prospettive generali per una pace in Afghanistan siano migliorate e nuove opportunità sono emerse. Benché la stabilità nel paese sia tutt’ora precaria è nostro dovere, oltre che interesse, che sia messo in condizione di poter fare le scelte giuste e decidere da chi essere governato.

Per via dei meccanismi di potere, più importanti saranno le elezioni presidenziali attese per l’anno prossimo. L’attuale presidente non è popolare ed il paese resta sempre una Repubblica fragile dal processo politico instabile. È certo che i Talebani non faranno sconti e il rischio di nuovi attentati resta molto alto.