Il Paese si ribella

La storia di un Paese meraviglioso

Il Paese si ribella

I religiosi iniziarono presto a lamentarsi e Amanullah in risposta confiscò loro i salari. I russi lo incoraggiavano in questa marcia verso la modernizzazione, pur mostrando preoccupazione per lo stato critico delle finanze. Il Paese non aveva perduto la sua struttura feudale: le sue entrate derivavano dalle imposte indirette, dalle dogane e, come accade ancora oggi, dagli aiuti esteri.

Nomadi, contadini, mercanti e religiosi non nascondevano il loro scontento e presto iniziarono a ribellarsi. Così fecero anche i Tagiki, che giurarono di finirla con due secoli di tirannia Pashtoun. Un brigante, Batcha-Sakao (il figlio del portatore d’acqua) mise in piedi una banda di montanari ridotti alla fame promettendo loro un ritorno all’Islam. In una delle sue azioni penetrò in una centrale elettrica e gettò Kabul nel buio.

Presentatosi alle tribù nomadi, il re offrì loro delle armi e chiese aiuto per stroncare la rivolta dei briganti tagiki. I nomadi le accettarono di buon grado, solo per darsi anche loro alla macchia. Nella capitale il panico iniziò a diffondersi.

Amanullah era impotente. Aeroplani inglesi atterrarono a Kabul per evacuare gli stranieri. Ecco un episodio di come sono andate a finire le cose.

Espugnato un capoluogo sulla via della capitale, il Batcha-Sakao si imbatté in un telefono. Ottenuto il numero, chiese del re che nel frattempo aveva trovato rifugio all’interno delle mura del castello di Kabul e si finse Governatore.

“Maestà, vi parla il Governatore Untel: ho catturato il bandito Batcha-Sakao. Che debbo farne?

“Uccidetelo e portatemi il suo cadavere!”

“Maestà, state andando troppo in fretta.”

“Come sarebbe a dire, spiegatevi meglio!”

“Il Batcha-Sakao sono io!”

Amanullah abbandonò il trono nelle mani di suo fratello e fuggì in Rolls Royce fino a raggiungere l’India. Morirà nel 1960 nel suo esilio in Italia. Suo fratello verrà invece evacuato dagli Inglesi.

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#EdoardoAlmagia

Il breve regno del Figlio del Portatore d’Acqua

Entrato a Kabul alla testa delle sue bande armate, il Batcha-Sakao fu accolto dai mullah a braccia aperte e gli venne dato il nome reale di Habibullah II. Rifiorirono le barbe, ricomparvero i veli ed iniziarono a chiudersi le scuole. Alla modernità e al progresso si rispondeva con la reazione.

Per dotarsi degli indispensabili mezzi finanziari, il nuovo re ordinò ai suoi di saccheggiare il Bazar. Dal canto suo, e senza il minimo entusiasmo, la famiglia reale concesse l’appoggio all’improvvisato sovrano. Le tensioni ripresero a salire.

Dalla Francia giunse Nader Khan, lontano cugino di Amanullah. Spaventati dal rischio di nuovi disordini, gli Inglesi gli concessero il passaggio. Appena rimesso piede in patria Nader Khan si mise in contatto con le varie tribù, chiedendo loro se fossero realmente disposte a dare il trono al figlio di un mezzadro, per di più di sangue tagiko.

Radunate in schiere armate, queste accolsero l’appello e si lanciarono alla conquista di Kabul. Batcha-Sakao, che nel frattempo aveva ricevuto il soprannome di Sago, ossia “cane di ruscello”, fu catturato e poi fucilato insieme ai suoi visir e alla sua famiglia. Preso e legato per le caviglie il suo cadavere, venne appeso a testa in giù.

“Ero un ladro, sono diventato re, e ora mi si uccide!”.

Queste pare fossero le sue ultime parole.

Aveva regnato per soli nove mesi. Le tribù saccheggiarono la città e Nader, inturbantato per accogliere il favore dei conservatori, salì al trono tra l’acclamazione dei Khan e dei mullah.