Il regno di Amanullah tra modernizzazione e reazione

La storia di un Paese meraviglioso

Il regno di Amanullah tra modernizzazione e reazione

A succedergli fu Amanullah, il cui regno durò fino al 1929. A chi contava in Afghanistan, era chiaro che a dominare il mondo erano ormai gli infedeli: armi, ricchezze e scienza appartenevano a loro. Per emergere dall’arretratezza era necessario lo studio delle materie occidentali e le vesti tradizionali sparirono per essere sostituite da abiti di foggia europea. Si arrivò a suggerire l’emancipazione delle donne.

Per le strade circolavano le automobili, che i mullah consideravano invenzione del diavolo. Condannavano ovviamente anche il pensiero razionalista e scientifico. Inutile dire che rinunciare al velo e cercare di cambiare la condizione femminile era ai loro occhi un grave peccato.

Approfittando della debolezza di Londra dopo le tremende perdite subite nel corso della guerra, Amanullah ordinò alle sue truppe di lanciarsi all’attacco di alcune postazioni inglesi lungo il confine con l’India. Agli Inglesi non restò che concedere piena sovranità all’emirato.

Diffidente sia verso gli inglesi che verso i russi, il re inaugurò subito una serie di relazioni diplomatiche con l’Iran, con la nuova Turchia ed infine con la Francia e la Germania, alle quali si rivolse per modernizzare il Paese. Nelle strade di Kabul apparvero uomini d’affari, insegnanti e tecnici. Un gruppo di ragazze appartenenti alla nobiltà locale fu inviato ad Istanbul per compiere gli studi: si presentarono alle lezioni a capo scoperto e mostrando i loro capelli.

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#EdoardoAlmagia

Il regno di Amanullah tra modernizzazione e reazione

La tribù dei Mangal si ribellò e travolse l’esercito reale. Amanullah, per salvarsi, fu costretto a chiedere aiuti ai loro storici nemici, i Mohmand. Seguirono combattimenti selvaggi che videro i Mangal massacrati anche per via delle azioni di bombardamento condotte da due aviatori tedeschi.

Furenti nel vedere dei musulmani fatti a pezzi dagli infedeli, i credenti rivolsero presto la loro ostilità contro l’emiro. Tra i ranghi dell’aristocrazia si inizia a temere la possibilità di vendette tribali: sapevano bene che il trono era rimasto senza esercito e che la sua sopravvivenza dipendeva unicamente dalla volontà di alcuni gruppi tribali.

Amanullah, che nel frattempo aveva imparato l’uso della forchetta, pensò che era tempo di conoscere l’Occidente. Fatti i bagagli, intraprende un viaggio che lo vedrà giungere prima in Egitto, poi in Italia. Qui verrà decorato dal re e accolto dal Papa in Vaticano. In Francia avrà l’onore di un ricevimento a Versailles.

Una volta in Germania, gli viene consegnato un dottorato dall’università di Berlino. In Inghilterra ebbe l’occasione di visitare la flotta. In un fiorito discorso in lingua persiana, il vice cancelliere di Oxford descriveva lui e la moglie Soraya come “un Sole e una Luna venuti in visita al nostro Occidente”. In Unione Sovietica sarà il primo monarca a mettere piede nel Cremlino.

Dalle dittature militari di Turchia e Iran il nuovo Re venne accolto come un fratello: sia Mustafa Kemal che Reza Shah Pahlavi vedevano in lui un modernizzatore che intendeva compiere quello stesso percorso che entrambi avevano intrapreso nel proprio paese.

Sbalordito da tutto ciò che aveva potuto vedere nel suo viaggio, Amanullah decise di aprire per l’Afghanistan le porte del XX secolo.

Iniziò la costruzione di una nuova Kabul dalle vie regolari e pulite, arricchendole con sale cinematografiche, ristoranti e caffè. Nel giro di pochi anni sorse una capitale moderna. Gli edifici erano sempre in mattoni di fango, ma questa volta decorati da facciate neoclassiche disegnate da architetti italiani. Nacque anche il più bel museo archeologico d’Asia. Per le strade era vietato indossare abiti tradizionali, al punto che chi veniva dalle campagne era costretto a cambiarsi le vesti. Vennero rasate le barbe e tagliati i capelli ai nomadi. Il servizio militare fu reso obbligatorio, scomparve il velo e venne abolita la poligamia.

Arrivarono i primi fonografi, una locomotiva, quattordici aeroplani ed i più diversi macchinari, che spesso nessuno sapeva come far funzionare. Aumentano però le tasse, cosa che finirà con l’affamare i contadini, costretti a finanziare modi e vezzi europei della nobiltà e a fornire cibo alla capitale.