Il Sud e la questione del Re Cotone

Il cotone del Sud principale fonte delle potenze europee

1858, dichiarazione del senatore della Carolina del Sud James Hammond

Nel 1858, tre anni prima dello scoppio delle ostilità, il senatore della Carolina del Sud James Hammond pronunciò in aula queste parole: “Senza sparare un colpo, senza sguainare una sciabola metteremo il mondo ai nostri piedi. Il Sud è pienamente in grado di andare avanti per uno, due o tre anni senza piantare un seme di cotone. Ma se non arriva il cotone, questo è certo: l’Inghilterra crollerebbe portandosi appresso tutto il mondo ad eccezione del Sud. No, che nessuno osi dichiarare guerra al cotone, che nessuna potenza sulla terra osi farne una guerra. Il cotone è re”.

Nell’economia del periodo, il benessere dell’Inghilterra e della Francia dipendeva in gran parte dalle balle di cotone provenienti dalle piantagioni del Sud. Senza questa materia prima le loro industrie e le loro manifatture avrebbero cessato di funzionare per poi essere inevitabilmente costrette a chiudere. Ne sarebbe seguito un crollo dei ricavi, la caduta del Pil e licenziamenti a catena: non tanto una recessione, quanto piuttosto una pesantissima depressione economica.

I Confederati ritenevano che né l’Inghilterra né la Francia avrebbero mai potuto accettare questa situazione: si sarebbero aspettati quindi un inevitabile riconoscimento diplomatico insieme ad un flusso di aiuti. Per entrambe il cotone era materia prima di vitale importanza.

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#EdoardoAlmagia

Importanza dell’industria tessile in Inghilterra

Se l’Unione non avesse deciso il blocco dei porti del Sud, le potenze europee sarebbero potute intervenire per garantirsi le forniture di questa indispensabile materia prima. La logica dell’economia le avrebbe inevitabilmente portate a venire in soccorso della causa confederata per salvare i loro stessi apparati economici: dal 1840 in poi, il 75% del cotone grezzo lavorato in Inghilterra proveniva dagli Stati del Sud. Ad un anno dalla Guerra Civile, il commercio inglese aveva raggiunto la cifra di 165 milioni di sterline: di questi, 55 milioni provenivano dall’industria tessile del cotone, dalla quale per il suo tenore di vita dipendeva un quinto della popolazione. Tale era l’importanza del cotone che per anni questa dipendenza aveva preoccupato gli inglesi.

Le speranze del Sud erano elevate, in quanto per molti questa dipendenza avrebbe costretto l’Inghilterra ad intervenire e a premere sul Nord per una mediazione. Per stringere i tempi, alcuni ritenevano che era inutile attendere e che fosse il caso di mettere subito in atto un embargo sulle esportazioni: furono così date alle fiamme oltre due milioni di balle grezze di cotone per privarne l’Europa.

Verso la fine dell’estate del 1862 il governo inglese meditò a fondo sull’opportunità di intervenire, dato che la scarsità di cotone iniziava a farsi sentire: la disoccupazione era in aumento, Napoleone III spingeva per una mediazione congiunta con Londra per porre fine alla guerra o altrimenti far terminare il blocco navale e riconoscere l’indipendenza degli Stati Confederati.