Contrasto tra Nord e Sud, non solo economico e politico ma anche razziale
Espansione degli Stati Uniti e ascesa di Lincoln
Mentre il Paese continuava ad espandersi, le sue regioni acquistarono in varietà, diversità e caratteristiche proprie. Il contrasto tra Nord e Sud, tra quello di un sistema impostato sul lavoro salariale e uno fondato sullo schiavismo, fece emergere quella che era la più pericolosa delle differenze in quanto non solo economica e politica, ma anche razziale.

Abbiamo visto come per molti americani del Nord vi fosse il sospetto che l’idea del Destino Manifesto fosse un semplice strumento grazie al quale il Sud potesse impossessarsi di più territori da convertire in Stati schiavisti e come le due società si stessero gradualmente separando. E soprattutto sulla questione dell’espansione verso Ovest che emersero le differenze politiche tra gli Stati del Nord e quelli del Sud: si sarebbe potuta consentire la schiavitù in questi nuovi territori o doveva limitarsi solo al Sud?
Come si è visto in precedenza, vari furono i tentativi di risolvere questo problema: nel 1820 con il Compromesso del Missouri, al quale seguì il Compromesso del 1850, sostituito poi dal Kansas-Nebraska Act del 1854. Nel 1857 la Corte Suprema decise sul caso Dred-Scott ed il suo presidente, Roger Taney, si spinse troppo in là nella sua opinione, tanto che il giudizio finale contribuì a dividere ulteriormente la nazione ed infiammarne il clima rendendo in questo modo una guerra civile inevitabile.
Il Partito Democratico finì con il dividersi in una componente nordista ed una sudista; il Partito Repubblicano finì invece col rappresentare interamente il Nord e nominò Lincoln sulla base di un programma di contenimento della schiavitù: la sua elezione fece precipitare il Paese nella Guerra Civile.
Il 20 Dicembre 1860, nel timore che un presidente repubblicano avrebbe imposto l’abolizione della schiavitù, lo Stato della Carolina del Sud decise di lasciare l’Unione. Poco più di tre mesi dopo, il 4 Marzo dell’anno successivo, ne seguì la secessione di altri sei Stati che decisero di unirsi tutti insieme per formare gli Stati Confederati d’America. Se questi ultimi si sarebbero battuti per impedire l’abolizione della schiavitù, il Nord all’inizio entrò in guerra non tanto per liberare gli schiavi quanto per conservare l’Unione. Fu solo nel 1863 che l’impulso dato dalla guerra, al quale si aggiunse l’accresciuto potere dell’ala radicale del Partito Repubblicano, fece dell’emancipazione un ulteriore scopo della guerra.
Date queste premesse, la guerra sarebbe stata totale perché tali furono i suoi obbiettivi: ripristino dell’Unione da un lato, l’indipendenza degli Stati del Sud dall’altro. In poche parole, il rifiuto di Washington di riconoscere il diritto degli Stati di staccarsi dall’Unione, mentre per gli Stati del Sud si trattava invece di evitare quella che veniva considerata una minaccia allo schiavismo. Queste le origini immediate della guerra.
Come espresso dal virginiano James Mason, si trattò soprattutto “di una guerra di sentimento e di opinione da parte di un tipo di società contro un tipo diverso di società”: non vi era infatti modo per gli uomini del Sud di conservare il loro stile di vita e la propria comunità all’interno dell’Unione. Si sentivano troppo diversi.
Grazie per la lettura
#EdoardoAlmagia

Le origini delle ostilità
Sin dall’inizio delle ostilità risultò evidente come il numero dei volontari non bastasse. Nel Marzo 1863 da ambo le parti fu votato il primo atto di coscrizione nazionale della storia americana. Scopo del conflitto per il Nord era di condurre da subito una guerra di tipo offensivo da combattere sia ad Est che ad Ovest, prendere il controllo delle rotte fluviali più importanti insieme alle piazzeforti dell’Ovest per poi conquistare la capitale Richmond. Per riuscirvi, istituì un imponente blocco navale al fine di tagliare fuori i porti del Sud dai mercati europei: occupazione del Sud dunque e distruzione delle sue Forze armate.
Per i Confederati si trattava più semplicemente di conservare la loro indipendenza. Per battersi sarebbe servita soprattutto una strategia difensiva: combattevano in casa, conoscevano il terreno ed erano in grado di condurre con successo una guerra di logoramento. Trattandosi soprattutto di contrastare gli attacchi nemici, veniva meno la supremazia numerica nordista. Molto di più non potevano fare, dato che nel Nord vivevano poco più di 27 milioni di persone e nel Sud appena 8. Gli schiavi a loro volta erano poco meno di 4 milioni. Sotto tutti i punti di vista il Nord era molto più forte: produceva 15 volte più ferro, 38 volte più carbone e 27 volte più manufatti di lana. Vi operavano inoltre i 4/5 delle fabbriche di tutti gli Stati Uniti.
Questo fu un conflitto dei più sanguinosi, il maggiore nel periodo tra le guerre napoleoniche e la Prima Guerra Mondiale ed alcune delle battaglie furono imponenti quanto quelle combattute nell’epoca napoleonica. I due eserciti schierarono complessivamente circa 3 milioni di soldati. Le vittime furono più di un milione, con un numero dei morti che in proporzione si rivelò più alto di quello subito da qualsiasi esercito nel corso del primo conflitto mondiale: il totale fu di 636.387, poco più del 20% dei soldati arruolati.
Agli occhi di molti storici fu la prima guerra moderna: scaturì da un contrasto di ideologie ed era un conflitto con obbiettivi illimitati dal quale non si poteva uscire che con una piena vittoria.