Neutralità degli inglesi
La politica neutrale di Londra
Poco dopo l’inizio delle ostilità, il governo di Londra emise una nota nella quale confermava la sua neutralità e consigliava ai cantieri inglesi di evitare la costruzione di naviglio da guerra a vantaggio di una delle due parti. I marittimi inglesi furono avvisati di non infrangere blocchi navali legalmente istituiti dalla marina americana e ai cittadini fu ordinato di non arruolarsi nelle Forze armate delle parti in conflitto. Ai Confederati concesse lo stato di belligeranza, che però non era l’equivalente di un riconoscimento come nazione indipendente. Si trattava di un’affermazione di neutralità in attesa di vedere quali sarebbero stati gli sviluppi successivi.

Venuto a conoscenza di una missione di esponenti confederati a Londra, Seward decise di inviare al governo inglese una nota piena di minacce, compresa quella di una rottura dei rapporti diplomatici se gli Inglesi avessero proseguito ad avere conversazioni con i secessionisti. In modo piuttosto vago menzionava persino la possibilità di una guerra contro delle potenze europee.
Il presidente Lincoln pensò bene di addolcire questa nota. Nonostante ciò, quando l’ambasciatore americano giunse a Londra scrisse nel suo diario che gli sembrava che la sua amministrazione fosse sul punto di dichiarare guerra a tutta l’Europa. Questo comportamento fece pensare ad alcuni esponenti politici francesi ed inglesi che il Segretario di Stato fosse di carattere instabile ed erratico nei modi e che di fronte a lui era meglio comportarsi con prudenza.
L’azione diplomatica degli anni della Guerra Civile seguì binari piuttosto precisi: quali le scelte delle potenze europee, soprattutto Francia e Gran Bretagna, di fronte alla possibile disgregazione dell’Unione? Sarebbero rimaste neutrali o avrebbero piuttosto esteso il loro riconoscimento agli Stati Confederati dando loro la legittimità di nazione indipendente? Vi sarebbero stati tentativi di intervento nelle questioni interne delle due parti? Nulla dunque a che vedere con gli effetti di una azione sulle potenze europee, quanto piuttosto le conseguenze delle decisioni di queste ultime sul corso degli eventi americani.
Questi anni di guerra ebbero conseguenze di rilievo sul diritto internazionale marittimo. Nel 1856, insieme ad una quarantina di altre nazioni ma senza gli Stati Uniti, le potenze europee avevano firmato la dichiarazione di Parigi per stabilire alcuni princìpi di comportamento sul mare. La Guerra Civile offrì l’occasione per saggiare l’efficacia di queste regole che furono anche uno dei primi esempi di interdipendenza economica tra nazioni a seguito della Rivoluzione industriale. L’aspetto più importante fu quello della dipendenza dell’Europa dalle forniture di cotone provenienti dagli Stati Uniti.
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#EdoardoAlmagia

Guerra civile e il ruolo delle potenze europee
Negli atteggiamenti delle potenze europee di fronte al conflitto vi furono aspetti indubbiamente ideologici: in caso di vittoria degli Stati Confederati, le monarchie conservatrici vedevano la possibilità di sconfiggere in casa propria le spinte repubblicane oltre che i princìpi di uguaglianza derivanti dalla Rivoluzione Francese. Le forze liberali, al contrario, vedevano in una vittoria dell’Unione un’opportunità di progresso per la loro causa. Le posizioni degli Stati europei dipendevano quindi dagli obbiettivi di quelli che al loro interno erano gli equilibri tra le forze liberali o conservatrici.
Negli Stati Uniti, per le due parti in guerra la politica estera si fece cosa seria: già prima dell’inizio delle ostilità Richmond e Washington si erano rese conto che le posizioni delle potenze europee avrebbero avuto un peso determinante nell’andamento del conflitto.
Riflettendo timori da molti condivisi, sin dai primi giorni della sua amministrazione il presidente Lincoln si era posto pochi ma chiari obbiettivi: impedire che Parigi e Londra riconoscessero gli Stati Confederati, escludere qualsiasi intervento armato ed evitare ogni interferenza sul blocco navale imposto ai ribelli.
La politica estera degli Stati del Sud aveva scopi opposti: ricevere la massima assistenza possibile dall’Europa e portare gli Stati del Nord a rinunciare all’idea di ristabilire l’Unione con la forza delle armi in virtù di un riconoscimento della loro indipendenza da parte europea.
Per gli uni dunque tenere l’Europa il più possibile fuori dal conflitto, per gli altri invece persuadere gli europei a concedere loro il massimo degli aiuti. Dopo l’inizio del conflitto nel 1861 e per un discreto lasso di tempo in seguito, forti erano i dubbi sulle possibilità del Nord di schiacciare i Confederati e imporre loro l’Unione: malgrado l’inferiorità delle sue forze, il generale Lee continuava infatti a sconfiggere l’armata del Potomac.
Fino alla battaglia di Gettysburg che capovolse le sorti della guerra, sarebbe stato lecito per i governi europei ritenere che il Nord non avrebbe potuto vincere ed essere così presi dalla tentazione di riconoscere l’indipendenza degli Stati del Sud o di proporsi per una mediazione al fine di trovare una soluzione alla crisi americana.